Effetti speciali ed effetti visivi: che differenza c’è?

Storia, tipologie e differenze delle tecniche che hanno portato la fantasia nel cinema

 

“Wow, come sono riusciti a fare questo?”: quante volte vi sarà capitato di porvi questa domanda mentre stavate seduti in un cinema?

Ecco, se avete provato questa sensazione di meraviglia di fronte ad un film, dovete dire grazie all’industria degli effetti speciali e degli effetti visivi.

Oggi sono una delle principali ragioni per cui la produzione di un lungometraggio è così lunga e costosa, ma già fin dalla nascita del grande schermo non sono mai esistite le pellicole senza gli effetti: anzi, si può affermare a buon titolo che il loro sia un connubio inseparabile.

Eppure, a proposito del miglior approccio da tenere riguardo l’aggiunta di effetti ad un film, il dibattito resta ancora aperto, e perfino tra gli addetti ai lavori dell’industria cinematografica e dell’intrattenimento è possibile raccogliere opinioni anche molto diverse.

Tra gli effetti visivi e gli effetti speciali, quali producono i risultati più efficaci e di maggior impatto sul pubblico?

Cerchiamo di capirlo insieme, a partire naturalmente dalla differenza che passa tra questi due processi.

Perché effetti speciali ed effetti visivi sono diversi?

Gli effetti speciali (comunemente abbreviati come SFX) sono tutti realizzati “in camera”, ovvero avvengono nella realtà, in modo fisico e tangibile, 

per creare una condizione che non si verificherebbe naturalmente o spontaneamente.

Quando si getta un fiammifero in una lattina di benzina e si registra l’esplosione risultante, o quando si costruisce un braccio finto e lo si attacca all’attore per poi poterlo staccare con il relativo fiotto di sangue, si sta producendo un effetto speciale.

Lo stesso vale per le false ferite d’arma da fuoco, i proiettili a salve, i coltelli di scena e così via. Gli effetti visivi (o VFX), invece, vengono aggiunti in un secondo momento, grazie alla potenza di un computer.

Quando si crea un modello digitale di un’astronave e lo si fa volare sullo sfondo di una scena dipinto con il matte painting, o grazie al chromakey si crea l’illusione che l’attore stia precipitando da un aeroplano, quelli sono effetti visivi.

Recentemente, grazie all’introduzione e alla diffusione di software di animazione e compositing molto potenti e anche dai prezzi relativamente accessibili, i VFX risultano più semplici e più economici degli SFX: questo è il motivo per cui sempre più spesso le esplosioni, gli schizzi di sangue o i bagliori degli spari oggi vengono realizzati tramite effetti visivi.

In parole povere, gli effetti speciali vengono applicati sul set durante la produzione, mentre quelli visivi avvengono in post-produzione.

Questo non significa che il supervisore agli effetti visivi non sia coinvolto nella produzione (o viceversa quello agli effetti speciali nella post), ma piuttosto che le decisioni creative prese dalle rispettive squadre in genere appartengono alle loro specifiche fasi di realizzazione del film, ovviamente in collaborazione e sulla base delle indicazioni del regista.

Tipologie di effetti speciali e visivi

Gli effetti speciali possono essere divisi in due categorie: ottici e meccanici.

I primi si ottengono manipolando la macchina da presa e le luci per rendere l’aspetto della scena diverso da come apparirebbe ad occhio nudo.

Per farlo si può lavorare sulle lenti della cinepresa, sui tipi di illuminazione o sui movimenti di camera in grado di conferire un particolare look alla ripresa.

Gli effetti meccanici si usano invece quando si vuole creare un oggetto o una situazione dal nulla: per esempio creando da zero condizioni meteo particolari come il vento, la nebbia o la neve, oppure utilizzando esplosivi o modelli in scala.

Gli effetti visivi, come dicevamo, sono invece diventati un elemento fondamentale del cinema moderno, a tal punto che raramente oggi esce un film che ne sia del tutto privo.

Parliamo di green screen, immagini generate al computer (o CGI), rendering 3D o animazioni di vario genere.

Oltre al supervisore degli effetti visivi, che si occupa della parte creativa, il team è formato di solito da un coordinatore che lavora per lui in post-produzione, e da un produttore che ne gestisce i costi, a volte altissimi: possono raggiungere anche oltre metà del budget di una pellicola.

Storia ed evoluzione degli effetti speciali e visivi

Gli effetti servono per creare l’illusione, per ingannare l’occhio dello spettatore.

In un certo senso, potremmo affermare che il cinema nella sua totalità sia un unico, grande effetto: infatti è grazie al fenomeno della persistenza della visione (descritto per la prima volta nel 1824 dal fisico inglese Peter Mark Roget) che l’occhio umano riesce a trasformare i singoli fotogrammi di una proiezione in un movimento percepito come fluido.

E le magie visive, come abbiamo detto, vennero utilizzate fin da quando quest’industria mosse i primi passi: all’inizio del ‘900, il regista e illusionista francese George Melies veniva chiamato dal suo pubblico “lo stregone”, per le fantastiche tecniche che riusciva ad applicare sullo schermo.

Fu lui il padre degli effetti speciali: dapprima semplici come tagli e sovraimpressioni, poi più complessi come l’uso di retroproiezioni, miniature, schermi dipinti o cavi tiranti, tramite i quali i pionieri della regia riuscivano a far sparire, volare e addirittura decapitare i loro personaggi.

Man mano che i decenni passavano, gli effetti diventavano sempre più impressionanti, per continuare a stupire il pubblico.

Poi, con l’arrivo dell’era digitale, sulla scena fecero il loro ingresso gli effetti visivi.

Con l’uscita di Star Wars nel 1977, il mondo scoprì effetti mozzafiato che fino a quel momento erano completamente sconosciuti: il piccolo team di George Lucas alla Industrial Light and Magic perfezionò il movimento di camera controllato dal computer, dando vita così ad uno dei primi sistemi di Motion Control.

L’avvento del montaggio digitale, l’aggiunta di effetti computerizzati che non esistono nella vita reale e l’evoluzione della tecnologia per i VFX ha fatto letteralmente esplodere l’impiego degli effetti visivi nel cinema, fino ad arrivare agli esempi più recenti, come il Libro della Giungla, girato interamente in uno studio blue screen con il solo bambino come attore in carne ed ossa, mentre tutto il resto è stato aggiunto digitalmente.

Effetti speciali vs effetti visivi: quali sono i migliori?

Dunque, c’è ancora un posto per gli effetti speciali nel mondo di oggi? Secondo molti la risposta è sì, e per un semplice motivo: l’emozione.

Quando un attore vive una vera esplosione o attraversa correndo un autentico bosco in fiamme, mentre il fumo gli arriva in faccia, la sua recitazione risulta più reale, proprio perché è reale.

Questi metodi riusciranno sempre e comunque a trasmettere emozioni più realistiche.

D’altra parte, gli effetti visivi sono riusciti a trasportare il pubblico in mondi che non si sarebbero mai potuti ottenere con i soli SFX: volare tra le stelle alla velocità della luce, tuffarsi nelle profondità di un oceano, o vivere le epiche battaglie nella Terra di Mezzo. Senza l’uso del computer, i film moderni perderebbero non soltanto in stile, ma anche in divertimento.

Perciò, quale dei due metodi è il migliore?

Nessuno dei due, o per meglio dire entrambi. Invece di metterli in contrasto, i registi di oggi devono combinarli, per trarre il massimo da entrambi i mondi: creando un effetto reale sul set e poi migliorandolo ulteriormente grazie al computer.

Solo così facendo si possono sfruttare gli effetti speciali e quelli visivi al loro massimo potenziale ed ottenere in questo modo il risultato più convincente.

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