Il Re Leone: Realtà virtuale ed effetti visivi dietro il nuovo colosso Disney

Un vero e proprio feature film per il realismo delle immagini

Con un trionfo al box office internazionale da oltre 1 miliardo e mezzo di dollari, Il re leone si attesta tra i film più riusciti di casa Disney: sebbene sia considerato un vero e proprio feature film per il realismo delle immagini e per l’effettivo impiego di alcune riprese reali, se considerato film d’animazione si attesterebbe come quello di maggiore incasso di tutti i tempi.

Ne parliamo qui insieme a Gianluca Dentici che vi ha lavorato ad MPC con il ruolo di Senior Compositor Key Artist e con Max Centra Senior lighting TD.

Gianluca quando e come è nata la produzione di The Lion king?

Dopo l’incredibile successo avuto con Il Libro della Giungla e gia’ prima della cerimonia degli Oscar che ha riconosciuto al film la statuetta per i migliori effetti visivi, la Disney stava gia’ lavorando con il regista Jon Favreau, il supervisore effetti visivi Rob Legato e con Adam Valdez per la creazione di The Lion King, cercando ancora una volta di spingere il livello del realismo ancora piu’ in alto.

La prima fase è stata ovviamente quella di referencing con il primo film del 1994 in quanto la disney voleva impiegare lo stesso stile registico del primo film, ed infatti nel film è facile notare alcune delle inquadrature più iconiche che molti di noi che sono cresciuti con quella generazione di film ricorderanno.

Il passo successivo è stato quello di stabilire il look visivo e poiche’ l’obiettivo era quello di mirare al realismo era importante visitare i luoghi dove la storia è originariamente ambientata. Il kenya.

La produzione ha così organizzato dei location scouting per visitare luoghi, osservare gli animali ed acquisire così reference visive che gli artisti hanno poi impiegato per ricreare il look dei personaggi, studiarne i movimenti e per poterli ricreare digitalmente e cosi’ e’ stato anche per le ambientazioni e l’illuminazione.

Il team si è occupato di fotografare anche moltissimi dettagli, tra cui tipologie di foglie differenti, piante e alberi, tutti in HDR per poter studiare come le differenti superfici potevano reagire a condizioni di luce diverse. Sono state quindi effettuati anche scatti in HDR a 360° dei cieli e dei sole per costruire una vera e propria libreria di situazioni di luce e sfondi.

I viaggi in Kenya non hanno però avuto solo lo scopo di reperire reference visive ma anche di effettuare rilevamente fotogrammetrici utili alla ricostruzione delle ambientazioni in computer grafica.

La fotogrammetria è infatti la tecnica che permette mediante tools dedicati di ricostruire ambientazioni tridimensionali attraverso l’acquisizione ed elaborazioni di molteplici fotografie scattate da differenti punti di vista. Per Lion King MPC ha impiegato questa tecnica per scannerizzare l’ambiente del monte Kenya, volando con un elicottero a 5000 metri di altitudine.

Si è calcolato che il lavoro di acquisizione di reference visive ha visto 6 fotografi e 4 operatori video viaggiare tra il nord ed il sud del Kenya percorrendo in totale circa 18000 Km in quanto la troupe è tornata più volte sulle stesse locations per fotografare lo stesso ambiente in diverse condizioni di luce e metereologiche così come anche per osservare il comportamento e la crescita della vegetazione circostante.

 

Gianluca quando sono iniziate le ‘riprese virtuali’ e cosa significa girare un film impiegando sistemi di realtà virtuale?

The Lion King rappresenta attualmente la piu’ massiccia produzione mai realizzata che abbia fatto uso della realtà virtuale quale strumento per la navigazione di un ambiente immersivo per la pianificazione delle riprese.

Infatti dopo un meticoloso  lavoro di pre-produzione sono stati così realizzate le prime ambientazioni virtuali ed i personaggi in computer grafica in bassa risoluzione da utilizzare per le riprese virtuali; Queste hanno avuto inizio nel giugno 2017 quando cioè Adam Valdez, supervisore effetti visivi di MPC, Rob Legato (VFX Supervisor per Disney) e il direttore della fotografia Caleb Deschanel , insieme ai tecnici di Unity e a quelli di altri game engine si sono riuniti in uno studio di Los Angeles per indossare i caschi virtuali. Attraverso la realtà virtuale è stato infatti possibile immergersi tutti insieme nell’ambiente digitale creato da MPC ed osservarlo come se si passeggiasse  in un ambiente reale per effettuare un location scouting.

Il regista ed i suoi collaboratori hanno potuto così impostare le inquadrature definendo la posizione della macchina da presa, le ottiche ed i movimenti, tutto ciò osservando l’animazione dei personaggi già presenti all’interno dell’ambiente virtuale.

Ovviamente tutti gli strumenti di ripresa come cavalletti, carrelli, droni e crane erano ‘encodati’, ciò significa che facendo anche loro parte dell’ambiente virtuale ogni loro movimento corrispondeva effettivamente ad una variazione del punto di vista di ripresa  all’interno del mondo virtuale.

Il regista durante le riprese poteva quindi visualizzare sul monitor del set l’inquadratura ed apportare modifiche di vario genere e tutto questo è stato reso possibile dai sistemi di virtual cinematography come Unity.

In pratica era come girare su un set reale con attori in carne ed ossa ma in un ambiente controllato e con la possibilità di ripetere il ciak quante volte si desiderava o di modificare in poco tempo il set up di ripresa. Tra l’altro la recitazione rimaneva esattamente identica per ogni ciak quindi era possibile costruire le inquadrature con maggior precisione.

Sul set era ovviamente presente anche il direttore della fotografia Caleb Deschanel che ha anch’esso beneficiato dell’ambiente virtuale che ha potuto, insieme al regista effettuare prove impiegando diverse condizioni di illuminazione virtuale.

Basti pensare che su uno dei primi test che sono stati realizzati il personaggio Rafiki e’ stato testato con sei differenti approcci di illuminazione diversi nel tentativo di trovare quello piu’ consono e naturale alla luce che ci sarebbe stata nella location reale in Africa.

 

Gianluca come si è svolta la creazione degli effetti visivi ? quali sono stati gli step?

Mentre Adam Valdez si trovava a Los Angeles per lavorare con il team della virtual production a Londra presso MPC il supervisore Elliot Newman con tutto l’intero team della CG stava iniziando a preparare gli asset (personaggi, ambienti, animazioni) che sarebbero poi serviti per girare le scene con il sistema virtuale.

Per The Lion King si e’ impiegata una metodologia di lavoro e di ripresa ‘progressiva’ in quanto man mano che gli asset venivano perfezionati ed arricchiti con i dettagli sugli animali, gli ambienti ecc, le inquadrature potevano anche essere rigirate nuovamente nel sistema virtuale tenendo conto dei nuovi elementi aggiunti e che potevano a quel punto fornire anche spunti registici in piu’; Questo significava che il regista ha potuto effettivamente rigirare alcune inquadrature visionando l’animazione definitiva dei personaggi.

 

Gianluca come si e’ svolto il lavoro di creazione degli asset necessari per il film? 

La creazione degli ambienti e degli animali ha richiesto un grandissimo lavoro di ricerca e di sviluppo ed il perfezionamento di ulteriori strumenti tecnici per  velocizzare la creazione di cosi’ tanti elementi. MPC ha gestito un enorme lavoro di creazione di tutti gli asset tra personaggi ed ambientazioni.

Tra questi 17 personaggi principali, 63 specie uniche (in 365 variazioni, dalle zebre ai formichieri) ed in totale ha animato 9063 personaggi e 31421 attori di folle virtuali.

Relativamente alle ambientazioni il lavoro e’ stato davvero massiccio considerando che, ispirandosi alla documentazione di riferimento registrata in Kenya, sono stati create 66 ambientazioni naturali che secondo alcuni calcoli potrebbero coprire una superficie totale di 150 km quadrati, circa 11 volte la citta’ di Los Angeles.

Questi ambienti sono stati popolati da un vero e proprio ecosistema impiegando circa 921 di specie verdi tra piante, alberi e fiori, senza nemmeno contare le diverse variazioni per ciascuna tipologia !

 

Max cosa significa lavorare nel dipartimento di lighting?

Il Lighter e colui che trasforma gli elementi 3D provenienti da tutti gli altri dipartimenti (Modellazione, Animazione, Fx, etc…) in livelli di immagini 2D (passes) che verranno elaborate e finalizzate dai Compositors.

Per diventare Lighter nelle grandi produzioni cinematografiche, sono necessarie avanzate conoscenze e capacità sia artistiche che tecniche.

Il Lighter deve essere capace di elaborare complesse strutture di elementi CG di diversa natura (Environment, Characters, Cloth, Fur, Fx…) e fare in modo che la render farm riesca a produrre renders di ottima qualità rispettando i limiti di memoria e tempo.

Specialmente in una produzione full CG enorme come The Lion King, è stato necessario ottimizzare ogni minimo componente.

Questa fase viene spesso sottovalutata e richiede una considerevole quantità di tempo. Fondamentale è definire il LOD (Level of Detail) di geometrie e tipologie di elementi a seconda dellavisibilità e della distanza dalla camera. Bisogna inoltre analizzare e distinguere ciò che viene effettivamente “visto” da ciò che deve essere tracciato per ogni pass.

Il Lighter deve avere anche un ottimo occhio fotografico, senso estetico e attenzione per i dettagli. Consiglio di investire in una buona macchina fotografica professionale, diversi obiettivi e andare in giro a fotografare diverse tipologie di soggetti e sotto diverse condizioni di luce.

Ogni volta che se ne ha la possibilità viaggiare e ammirare le opere della natura e dell’uomo, visitare musei, osservare le opere dei grandi maestri del passato, guardare film d’autore e imparare l’arte della cinematografia.

Essere Lighter significa essere capace di comunicare emozioni usando la luce. Si ha il potere di mostrare o nascondere le varie componenti della scena, guidare l’attenzione dello spettatore sulle componenti importanti dell’inquadratura e della storia

 

Max qual è stata in termini realizzativi e visivi la sfida più complessa su The Lion King?

Lavorare su The Lion King è stata un’esperienza unica.

Dopo aver lavorato su molti film dove il lighting deve “matchare” il più possibile il “plate”, per la prima volta mi sono sentito libero di usare la luce in maniera creativa.

Ho potuto sperimentare diverse tecniche e stili da proporre ai supervisori e al regista. The Lion King è un film full CGI ma il risultato visivo doveva essere comunque fotorealistico, quindi ho sfruttato il più possibile l’immensa libreria di referenze foto e video fornita da MPC per creare immagini il più possibile verosimili. 

 

In che modo il lighting ha contribuito al risultato fotorealistico finale?

In questo progetto ambizioso ogni dipartimento ha dato il massimo per ottenere un risultato il più vicino possibile alla realtà.

Il fotorealismo è stato raggiunto nel lighting grazie alle riprese fotografiche fatte in Africa, da cui abbiamo estratto le mappe HDRI che sono state poi usate nella fase di lighting.

Ci sono state messe a disposizione enormi librerie contenenti foto ad altissima definizione di paesaggi e cieli a 360° in diversi momenti della giornata e sotto molteplici condizioni meteo. 

 

Parlando di tempo di rendering, qual è stata la scena più impegnativa del film? 

Una delle scene più complesse dal punto di vista dei tempi di rendering è stato quello in cui i due cuccioli Simba e Nala corrono nell’acqua circondati da molti altri animali. 

Acqua e pelo sono gli elementi piu complessi da renderizzare, ed in questa serie di shots erano combinati insieme su vasta scala.

E` stato l’ultimo gruppo di shots su cui abbiamo lavorato, quando l’abbiamo ricevuto i supervisori e il regista non erano soddisfatti del risultato fino ad allora ottenuto. Eravamo vicino alla consegna e non c’era molto tempo a disposizione. Alla fine l’acqua e gli animali bagnati sono stati renderizzati con una qualità visiva molto alta, anche se ogni singolo pass ha richiesto delle risorse computazionali considerevoli.

 

Gianluca quale e’ stata la tua persona esperienza su The Lion King? 

Dal primo giorno ci era stato detto che la qualita’ visiva del film che si stava realizzando mirava ad assomigliare ad un documentario piu’ che ad uno standard film full-CG, ma devo ammettere che non avevo immaginato che ci saremmo potuti spingere a tanto. Io ho lavorato nel dipartimento di Compositing come Senior Compositor Key artist ed il nostro compito era quello di creare l’inquadratura finale mettendo insieme tutti i personaggi, ambientazioni ed effetti provenienti dagli altri dipartimenti e renderla fotorealistica.

Devo dire che gia’ quando ricevevo i rendering dei personaggi in CG dal reparto di lighting (che e’ quello che si occupa appunto di illuminare ed effettuare il rendering dei fotogrammi CG), il realismo dei personaggi, i loro occhi, il pelo erano davvero impressionanti, ora quando un compositor ha del materiale di partenza di cosi’ di alta qualita’ il lavoro e’ molto piu’ eccitante ed avvincente.

Eravamo divisi in due e ad un certo punto anche in 3 unita’ di lavoro in base alle sequenze del film ed alle ambientazioni. Io ho lavorato nella secoda unita’ che si e’ occupata, tra le altre cose, di creare le inquadrature notturne e piu’ atmosferiche.

Devo dire che il nostro compito e’ stato molto complesso forse ancor piu’ di quello delle altre unita’ visto che quando si ha a che fare con inquadrature in penombra devi riuscire a mantenere quanti piu’ dettagli possibile ma al tempo stesso creare un’atmosfera in stile disneyano ma realistica ma senza rivelare troppo, altrimenti si romperebbe il lavoro di illuminazione effettuato; si tratta quindi di un lavoro di delicato bilanciamento di contrasti, luci e ombre che spesso ha implicato molti test prima di giungere al risultato desiderato. 

Adam Valdez era spesso tra noi per studiare appunto l’approccio agli shots e per definire il look visivo degli shot piu’ complicati.

Basti pensare che in esterni in una foresta l’unica luce plausibile e’ quella lunare e quindi devi riuscire a mostrare gli elementi piu’ importanti dell’inquadratura ed i suoi dettagli senza pero’ eccedere a tal punto da far sembrare la luce lunare come quella di un mega riflettore, e’ una fase complicata e che merita attenzione, tempo ed interazione tra piu’ artisti. 

Il film e’ stato realizzato in stereo cio’ significa che per ogni inquadratura MPC ha dovuto generale un doppio flusso di dati , cioe’ le immagini per il canale sinistro e destro; cio’ ha comportato tecnicamente il raddoppiamento dei tempi di calcolo della computer grafica e per noi di compositing anche un’ulteriore step da superare previa approvazione finale. 

Una volta che l’inquadratura era stata approvata dai supervisori interni, da Adam Valdez, poi successivamente da Rob Legato e poi da Jon Favreau,si passava infatti alla finalizzazione con il secondo canale e questa fase puo portare con se degli imprevisti in quanto per alcune inquadrature lo spazio tridimensionale in cui avviene l’azione puo’ risultare troppo estremo ed invasivo per lo spettatore o magari anche semplicemente un ramo o una pianta potrebbe fuoriuscire eccessivamente dallo schermo quindi si procede, in base alle indicazioni dello stereo supervisor, alla modifica della convergenza dei due flussi di immagini che si traduce in uno spostamento della scena piu’ in profondita’ nello spazio tridimensionale.

Alle volte anche i punti luce molto forti se presenti in aree di forte contrasto possono creare un fastidioso effetto di ‘ghosting’, che assomiglia ad uno sdoppiamento del punto luminoso, ecco che anche in quel caso bisogna intervenire per limitare al minimo questo problema. 

 

Quali sono state le inquadrature più complicate da realizzare in lighting?

Su The Lion King ho avuto l’onore e la responsabilità di lavorare a hero shots e a sequenze molto complesse. In particolare vorrei citarne due.

 

L’alba …

La sequenza in cui Mufasa mostra al piccolo Simba la Savana al sorgere del sole.

E` una delle scene più toccanti di tutto il film. Carica di emozioni e di bellezza.

Dal punto di vista creativo è stata una sfida rendere al meglio una delle condizioni di luce più complesse che si possano avere: l’alba. 

Abbiamo passato molto tempo a osservare le referenze foto e video di questo momento magico nella Savana africana.

Un momento che può essere catturato e definito in diversi modi, con colori ed esposizioni estremamente variabili. Dopo mole iterazioni ed esperimenti siamo riusciti a concordare sul risultato finale. Questa sequenza è stata impegnativa anche dal punto di vista tecnico, poiché prevedeva di renderizzare miliardi di fili d’erba e migliaia di istanze di vegetazione in una singola inquadratura che spaziava su tutto il piano della Savana. 

 

La foresta…

Dove Simba ormai adulto passeggia con Timon e Pumba nella foresta parlando del Circolo della Vita e scoprendo il termitaio gigante.

I personaggi passeggiano attraversando alberi e zone diverse, le condizioni di luce cambiano e dal punto di vista artistico la luce deve evolvere nel corso della storia, dal punto di partenza a quello finale.

L’effetto deve essere sottile ma percepibile al livello inconscio dallo spettatore.

La luce definisce il mood e al contempo mostra la bellezza della foresta e focalizza lo sguardo dello spettatore sugli elementi importanti.

La complessità e la ricchezza degli elementi della vegetazione sono stati una sfida. Abbiamo dovuto sfruttare al meglio tutte le tecniche di ottimizzazione per ottenere delle immagini pulite e prive di noise.

Abbiamo studiato la luce in modo da mostrare i vari livelli di una scena nel bosco, usando molto il chiaro-scuro, gli hotspots del sole che penetra tra gli alberi, e le ombre frastagliate generate dal fogliame. Abbiamo poi aggiunto elementi atmosferici per definire ulteriormente i veri livelli di profondità della foresta.

 

Gianluca tu hai lavorato anche a Jungle Book sempre ad MPC, quali sono le differenze sostanziali che hai trovato lavorando al film?

Dal punto di vista visivo e’ stato da subito palese il salto qualitativo della computer grafica che era comunque gia’ elevatissimo su Jungle Book, inoltre su The Lion King non avendo alcun personaggio in carne ed ossa non abbiamo ovviamente affrontato la fase di estrazione di chiave blue screen dei personaggi o di coesione fotografica tra il girato e la CG. Stessa cosa per la parte stereoscopica in quanto su Jungle Book una delle difficolta’ era stata proprio quella di amalgamare la stereo CG con il setup stereografico impiegato sul set e che ha richiesto al reparto Stereo una rigorosa lavorazione di ‘Triage’, cioe’ al ritocco e perfezionamento delle caratteristiche stereografiche delle riprese reali prima ancora di poter calcolare ed inserire la computer grafica.

Altra sostanziale differenza che ho riscontrato e’ stato certamente l’incredibile lavoro svolto dal reparto di animazione; I personaggi si muovono con un realismo impressionante, le espressioni e le azioni secondarie sui corpi, i piccoli movimenti come ad esempio la lieve torsione di un orecchio tipico di quando un animale cerca di scrollarsi di dosso un moscerino, hanno reso i personaggi ancora piu’ credibili. 

 

Ragazzi ci potete dare alcuni numeri sulla fase di realizzazione e di approvazione delle inquadrature del film?

Beh relativamente al dipartimento di compositing si e’ calcolato che abbiamo mandato in visione 6182 versioni di compositing quindi considerando che le inquadrature nel film sono 1490, significa che ognuno e’ stato revisionato in media 4.1 volte prima di giungere all’approvazione finale. Considerando invece anche tutti gli altri reparti tra animazione ed environment sono stati prodotte 847013 versioni, equivalenti a 46 giorni di materiale visivo prodotto, di cui solo il 3.6% e’ stato inviato alla Disney, ai supervisori e regista per la revisione. 

Qualche altra piccola curiosita’ divertente: nel film ci sono 676578 tra moscerini e insetti e sono stati generati circa 100 miliardi di ciuffi d’erba, la cui simulazione dinamica e’ stata ottenuta attraverso PaX un sistema proprietario di MPC per la simulazione dinamica sugli ambienti virtuali.

Gli artisti coinvolti nella produzione sono stati circa 1250! tra cui 650 solo a Londra, 550 a Bangalore e 50 a Los Angeles.

 

Avete un aneddoto che ricordate con particolare affezione? 

La realizzazione del film e’ stata un’incredibile esperienza di vita che ha unito e emozionato tutti gli artisti che hanno fatto parte del processo creativo giungendo ad un risultato innovativo e visivamente cosi’ realistico che nessuno di noi si aspettava.

Durante la proiezione organizzata da MPC presso la sala IMAX Empire di Leicester Square di Londra abbiamo tutti quanto avuto una bellissima e spontanea esplosione di gioia alla fine del film mentre scorrevano i nostri crediti a fronte di tutto lo sforzo e l’impegno profuso.

Siamo tornati a casa con il bagaglio di un’esperienza senza precedenti e con una borsa ed agenda di The Lion King appositamente creata dalla Disney e donata ad ogni artista.

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