Illustrazione e concept art: quali sono le differenze?

Ci occupiamo di due figure artistiche (simili ma diverse) oggi molto richieste e delle peculiarità del loro lavoro

 

Illustrazione e concept art: due parole che indicano due forme d’arte, indiscutibilmente simili tra di loro, eppure comunque separate da una sottile linea di demarcazione.

I concept artist, infatti, non svolgono un lavoro molto diverso dagli illustratori, ma ne rappresentano semmai una sottocategoria più specifica: a distinguere le loro opere sono proprio gli scopi che si intende raggiungere con le immagini realizzate.

Per fare un paragone con l’industria musicale, potremmo dire che l’illustratore sta al musicista come il concept artist sta al pianista. Fin qui tutto semplice da capire: ma dove sta esattamente questa differenza è un punto che non a tutti è particolarmente chiaro.

Cerchiamo dunque di spiegarlo nel modo più comprensibile.

Concept art e illustrazione: le definizioni

Partiamo dalle definizioni. Un’illustrazione è una rappresentazione visiva (come un disegno, un dipinto, una fotografia o comunque un’altra opera d’arte) in cui il soggetto è più importante della forma.

Il suo obiettivo è infatti quello di spiegare, descrivere o anche solo decorare graficamente un testo (una storia, una poesia, un articolo di giornale), dunque il suo contenuto deve corrispondere a quello delle parole a cui si associa.

La concept art è invece una particolare forma di illustrazione, il cui obiettivo principale è quello di esprimere, prima della realizzazione del prodotto finito, un design, un’idea o un mood che andranno utilizzati in un film, in un videogame, in un’animazione o in un fumetto.

Insomma, quello che illustra il concept artist è un oggetto, un personaggio o uno scenario che ancora non esiste. Per dirla in parole povere: se la concept art inventa e disegna i concetti, l’illustrazione li elabora e li mette in bella copia.

È l’illustrazione a rappresentare dunque il prodotto finale, pensato in modo da poter essere presentato direttamente al pubblico.

Storia della concept art

Al contrario di quanto pensano anche molti illustratori, la concept art non è affatto una specializzazione recente.

Da sempre, infatti, industrie come il cinema, l’editoria, e prima ancora perfino il teatro, hanno avuto bisogno dell’assistenza di questi artisti, ed è solo per via dell’esplosiva crescita del settore dell’intrattenimento visivo e multimediale che questa professione ha iniziato ad offrire nuove e maggiori opportunità di lavoro.

Possiamo far risalire la progenitura della concept art agli schizzi che, fin da oltre un secolo fa, venivano realizzati per preparare la produzione dei film. Molti artisti e illustratori si specializzarono via via nella creazione di questo tipo di sketch, che studi di animazione come i Walter Lantz Productions e i Fleischer Studios iniziarono ad utilizzare stabilmente dagli anni ’20 in poi.

Un decennio più tardi nacquero gli storyboard, inventati dalla Walt Disney Company (in particolare, pare, dall’animatore Webb Smith) come vere e proprie sceneggiature visive che avrebbero guidato la successiva produzione del cartone animato. Con il tempo queste visualizzazioni grafiche si sono evolute nei cosiddetti story reel, o animatic, dall’aspetto altrettanto grezzo e primitivo (che spesso è una caratteristica della concept art), ma che applicano anche il montaggio, la musica e talvolta pure i movimenti di camera.

Questo passaggio è divenuto ormai parte integrante del processo produttivo, a tal punto che oggi i concept artist vengono utilizzati per orientare il lavoro degli sceneggiatori e dei registi, e poi in un secondo momento diventano delle illustrazioni per assistere il marketing del progetto, sviluppare un pubblico e perfino attrarre i finanziatori.

Pensate ad esempio a Star Wars: durante la produzione, la Lucas Films ingaggiò dei concept artist per disegnare le navette spaziali e le famose spade laser, e successivamente degli illustratori per realizzare le composizioni, ricche di dettagli e con le giuste scelte di luce, che sono state stampate sui manifesti o sulle copertine delle videocassette.

Un altro caso è quello dei videogame: un concept designer crea i personaggi, i veicoli, gli ambienti, decidendo il loro aspetto in modo che si adatti alle necessità della storia, mentre i disegni che vengono visualizzati sulle schermate di caricamento dei vari livelli sono probabilmente realizzati da illustratori.

Dall’abilità di questi artisti, dunque, può addirittura dipendere il successo o meno di un prodotto. Questo perché le parole e il linguaggio sono certamente strumenti potenti, ma a volte non bastano: sono i nostri sensi, e in particolare la vista, a permetterci di percepire le scene e gli oggetti, di costruire la nostra immagine del mondo.

Illustrazione e concept art: le differenze

Illustratore e concept artist sono quindi due gemelli diversi.

Il concept artist deve prendere in considerazione aspetti dell’ambiente, del movimento dei personaggi e della loro storia: elementi di contesto che vanno oltre la singola immagine statica e istantanea, ma che possono servire come transizione verso le scene successive.

Un illustratore non deve necessariamente valutare tutte queste meccaniche esterne, se i disegni che realizza non sono pensati per essere disposti in una serie progressiva. Un’altra differenza riguarda la tridimensionalità: un concept artist visualizza il mondo che circonda i suoi soggetti, conosce l’ambiente circostante, anche quello che non si vede nell’immagine.

Quando disegna l’esterno di un edificio, ad esempio, deve immaginare anche l’aspetto che avrà il suo ingresso visto dalle stanze interne, o dall’alto.

Devo chiamare un illustratore o un concept artist?

Abbiamo dunque visto che i due campi si differenziano tra di loro, anche se il processo di ideazione dell’illustrazione e quello della concept art condividono metodologie e competenze comuni, come il disegno anatomico, la prospettiva, la composizione della scena, la teoria del colore e pure gli strumenti più moderni, come il digital painting.

Dunque in quali casi un’azienda o un privato che intendano commissionare un’immagine dovrebbero rivolgersi ad un illustratore e in quali ad un concept artist?

L’illustrazione serve quando si vuole comunicare un messaggio, una storia o un’idea centrale con un disegno o un dipinto accattivante, ovvero che evochi una risposta emozionale al pubblico target.

Ad esempio un’illustrazione è quella che verrà stampata sul manifesto per un film, o su una T-shirt, sulla copertina di un cd o di un libro, o su un biglietto di auguri, per non parlare delle mascotte o dei loghi per le società.

Quando invece si intende creare o concettualizzare dal nulla personaggi, costumi, scene, ambienti, architetture, prodotti o macchine che ancora non esistono serve un concept artist. Sarà una figura professionale di questo tipo a disegnare oggetti come abiti, veicoli, giocattoli o armi, che debbano poi essere utilizzati nella vita reale o anche solo nella finzione.

I campi di applicazione di questi artisti restano comunque i più disparati: dai libri alle riviste, dalla comunicazione aziendale all’interfaccia utente, dai film ai videogame, dalle animazioni ai fumetti, dalla moda alla pubblicità, dall’architettura alle app per i cellulari.

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