Intervista a

Alessandro Maschietto

VFX Compositor

Ciao Alessandro e bentrovato 😉

 

1. Parlaci un po di te.. chi sei come persona e come artista

Sono una persona poliedrica, ho mille interessi, a volte troppi, ma sempre molto pratica.
Questo mi aiuta ad essere a mio agio in molti ambienti e anche nel mio lavoro, la mia attitudine alla scoperta e la ricerca di nuovi stimoli aiuta sempre.
La mia praticità invece interviene nelle fasi di problem solving, molte volte inevitabile.

Alessandro Maschietto

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2. Quando hai sviluppato la passione per la computer graphics? Com’è nata?

Non  c’è stato un momento esatto in cui ho detto “Voglio fare questo”. Sin da piccolo ho sempre avuto un rapporto molto stretto col il PC. Venendo a contatto con molti giochi mi ha sempre appassionato il poter creare qualunque cosa da zero, fosse una landa desolata alla Fallout 2, fosse un mondo fantasy alla Diablo.
Questo poi si è trasposto nel cinematografico. Scoprire che al posto di un green screen si può mettere quello che vuoi e far diventare un capannone l’interno dell’Enterprise è quello che mi ha conquistato.

3. Raccontaci la tua esperienza alla BigRock School.

La mia esperienza a BigRock è stata unica.
Non ne conoscevo l’esistenza, anzi, se non fosse stata per una concorrente che ne ha parlato male non avrei mai avuto l’opportunità di frequentarla 😛 .
Ci sono entrato con le idee abbastanza chiare, sapevo che volevo fare compositing come “indirizzo” ma volevo avere comunque una preparazione sul resto delle discipline. Nel mercato italiano torna sempre utile essere generalist. Ed è questa la formazione che viene data al Master CG.
Vi è poi la parte sociale, in cui si impara a lavorare in gruppo, con simpatie ed antipatie come in qualunque realtà lavorativa. Ma bisogna saper superarle per poter arrivare in tempo alla delivery. A progetto finito e proiettato al cinema durante il graduation day capisci che gli sforzi vengono ripagati.
Vi è inoltre il Big Tour, un’esperienza che caldamente consiglio, sia per un fattore appunto di team building, ma soprattutto per i paesaggi che si vedranno.

4.  Perché hai scelto il compositing come ambito di specializzazione?

L’ho scelto in quanto è una disciplina poliedrica.
Devi sapere un po’ di lighting, devi sapere come si comportano determinati elementi posti in un determinato ambiente.
Inoltre è esso stesso “multiface”, può essere qualcosa di invisibile, come per esempio la rimozione di un cartello o l’aggiunta di una casa, o può essere un “in your face” come l’esplosione di un deposito di carburante.
L’obiettivo del compositor è quello di non farti capire cosa era e cosa non era parte della principal photography.

5.  In genere, come si sviluppa il workflow nel compositing?

Fondamentalmente, all’inizio parti creando alcuni plate che serviranno ai modellatori e ai lighter, poi ti occupi di creare dei retime (se ve ne sono), iniziare dei key e altre cose che possono essere considerate come “la linea di un cuoco”.
Quando poi iniziano ad arrivare tutti gli elementi da lighting, fx, environment etc tu inizi ad assemblare il tutto.
Infine, dopo poche (o tante) dailies, il tuo shot viene approvato e va a finire nella lista che andrà al cliente.

6. Nel tuo settore qual è il software migliore con cui lavorare e perché?

Nel mio settore viene utilizzato Nuke, so che alcuni studi più piccoli utilizzano anche After Effects oppure Flame piuttosto che altri. Non mi pronuncio su “chi è meglio di chi”, è una diatriba infinita dove potrei dilungarmi in tecnicismi etc… non porta da nessuna parte e porta via solo tempo.

7. Come hai fatto a diventare compositor per la MPC Montréal?

Come tutti, ho creato un demoreel, ho applicato quando ho visto che cercavano, e sono stato chiamato.

8. Tra le produzioni cinematografiche a cui hai partecipato qual è stata quella più soddisfacente e perché?

Domanda difficile, potrei dirtene due. Wonder Woman, a livello di soddisfazione sia per il successo al botteghino che per “ho lavorato ad un film con super eroi”.
Mentre a livello umano, per un team spettacolare in cui praticamente sembrava di essere in famiglia, un progetto di cui al momento non posso dire nulla in quanto deve ancora uscire.

9. Credi ci siano sostanziali differenze tra fare questo mestiere in Italia e farlo in Canada?

Differenze Italia/Canada… Nota dolente, vogliamo proprio addentrarci in tale discorso?
Possiamo dire che in Canada (come nel resto d’Europa) è considerato un lavoro come un altro e viene data l’opportunità di lavorare sia a chi ha esperienza, che a chi non ne ha, anzi a volte l’azienda investe e forma la persona.
In Italia siamo ancora indietro eoni da questo punto di vista.

10. Quale direzione vorresti che prendesse la tua carriera in un prossimo futuro?

Al momento mi ci butto anima e corpo, è un lavoro che adoro, mi permette di viaggiare e scoprire nuove realtà/ città. Il mio obiettivo finale (come penso quello di tutti in comp) è arrivare a lavorare in un noto studio in Nuova Zelanda.
Oltre a quello non saprei dirti, si parla già di una proiezione a 7/8 anni, bisognerà vedere come si evolverà l’industria nella prossima decade.

 

 

Grazie mille Alessandro per aver accettato di rilasciarci questa intervista e in bocca al lupo per il tuo futuro 😉