Intervista a

Antonio Minuto

Digital artist

Ciao Antonio, benvenuto nel nostro mondo…  🙂

 

1. Qual è stato il tuo esordio nell’arte digitale?

Il mio esordio nell’arte digitale è stato un po’ dettato dalle circostanze, io appartengo alla “vecchia scuola” di artisti/grafici pubblicitari, persone che sono sempre state abituate a lavorare a “mani nude”, con tanto di pennini chine, squadrette e goniometri.
Il primo tentativo di inclusione del computer nel mio flusso di lavoro fu proprio a scuola, con l’esame di maturità.
Uno dei temi fondanti della mia tesi erano le nuove tecnologie.
Portai una tesi su “Corel Photo Paint”, su come fosse possibile colorare i propri “disegni” e poter effettuare delle sovrapposizioni fotografiche con questo programma. Ricordo ancora lo stupore dei miei professori quando videro che, tramite ritagli fatti ad hoc, misi una bustina piena di chicchi di caffè in mano ad una foto di Eddie Murphy. A quei tempi la tavoletta grafica era una cosa per persone super ricche, quindi si faceva tutto con il mouse…sai com’è 😀 .
Eppure sembrava gli avessi fatto vedere uno spettacolo di magia.

Antonio Minuto

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2. Raccontaci del tuo rapporto con i videogames!

I Videogames… ahhhh che meraviglia!
il primo videogioco mi fu regalato da mio zio per il mio sesto compleanno.
Mi regalò il Commodore 64 ed io non sapevo cosa fosse… pensavo fosse una tastiera per scrivere.
Quindi si può dire che sono stato casualmente catapultato in questo mondo.
Il problema è che appena mi resi conto di ciò che potevo fare con il Commodore, appena ne saggiai “l’essenza”, non riuscii più a farne a meno…ero così affascinato da quel mondo così carico di colori e movimento.
Graficamente a quel tempo le cose erano talmente tanto stilizzate ed essenziali che, per vedere ed interpretare un personaggio dovevi veramente stimolare la tua immaginazione, e ovviamente un bambino di fantasia ne ha da vendere.
Ogni gioco diventava per me un mondo da esplorare, sia davanti alla televisione che fuori.
Insomma in quel periodo la fantasia e la sperimentazione l’ha fatta da padrone.

3. Di cosa ti occupavi quando facevi campagne pubblicitarie?

In quel periodo studiavo all’Accademia di belle arti di Bari e come ogni studente che sente il carico delle spese sostenute dai propri genitori cercavo lavoro, qualunque esso fosse. La fortuna è che ho sempre trovato lavoro nel campo artistico (più che per bravura credo per costanza).
Tra il 2009 ed il 2010 avevo già imparato ad amare Photoshop per le sue potenzialità e mi affacciavo con curiosità alla grafica vettoriale ed al 2D.
Illustrator e Flash furono i miei “vascelli” verso la carriera nel mondo della pubblicità. Come ogni lavoro italiano che si rispetti, entrai in una piccola azienda pubblicitaria di stampo locale per una semplice skill (e neanche la mia fondamentale), cioè “mediocre animatore 2D”. La questione era semplice, di Animatori 2D non ne esistevano, erano pochissimi (e in realtà lo sono ancora oggi) quindi ho semplicemente fatto leva su un campo dove non c’era molta concorrenza.
Peccato che la mia skill di animatore fu subito messa da parte per dedicarmi maggiormente alla creazione di semplici campagne pubblicitarie su cartelloni da strada di 6 x 3 Metri. Era questo che facevo, lavoravo come grafico per un orefice particolarmente famoso di Bari, sviluppando per lui campagne pubblicitarie che poi venivano stampate su riviste e cartelloni.

4. Cosa significa per te essere un concept artist?

Essere Concept Artist in Italia per me significa non abbattersi se ci si trovano dei muri davanti.
Nonostante il campo dei videogame stia piano piano crescendo, soprattutto in Italia, rimane ancora il problema dell’impiego. Molti artisti, anche bravissimi, si vedono sono costretti a cercare un lavoro di “ripiego” a volte anche per lunghi periodi, oppure (ipotesi più plausibile) valutare l’espatrio in terra straniera prima di riuscire a trovare qualcosa che sia simile ad un lavoro nel settore.
Purtroppo il nostro Paese ancora non promette e soprattutto non permette grandissimi sbocchi, anche se pare la situazione stia lentamente migliorando. Insomma, qualcosa si sta muovendo e questo non può che far del bene!

5. Oltre ad essere un concept artist sei anche un 2D/3D animator, c’è una connessione tra i due mondi?

La connessione sta nel design e nella possibilità di esportazione di alcuni elementi specifici dell’oggetto che vado ad animare in quel momento, essere anche animatore 2D di videogame, mi permette di intervenire dinamicamente sull’estetica di alcuni punti specifici del design di un personaggio per assecondarne determinati movimenti, senza dover per forza rimandare l’artwork al disegnatore ed aspettarne una correzione…insomma economizzo sui tempi!

6. Qual è stata la tua esperienza con la Dreamslair?

In Dreamslair ho imparato molte cose, cose che mi piacciono e cose che mi piacciono un po’ meno.
Ho imparato che il dialogo e la comunicazione sono elementi fondamentali, come è importante dare una scadenza ed essere in grado di rispettarla.
Ho imparato a tal proposito che mantenermi un po’ “largo con i tempi” a volte è un vantaggio, ma a volte può ritorcersi contro di te, quindi bisogna saper ben dosare anche i propri tempi. Il tutto si traduce in: “imparare a conoscersi sotto il proprio profilo professionale”.
Ho imparato anche a capire cosa non mi piace, come individuare una pessima gestione dei Team, ed ho imparato che non sempre fare la cosa giusta equivale a fare la cosa più bella e che più ci piace. Hho imparato a mie spese a non affezionarmi troppo ad i miei lavori, ed essere sempre pronto rimettere in discussione tutto il mio operato, cercando però di individuarne i vantaggi e cercare di proteggerne alcuni punti salienti.

7. Quali sono stati gli episodi professionali che più ti hanno fatto crescere?

Beh, direi che ce ne sono stati diversi.
Il più importante, quello decisivo, è stato in Dreamslair, la prima azienda per la quale ho mai prestato servizio, quando rimasi l’ultimo artista a disposizione (compreso l’Art Director).
In quest’occasione ebbi la possibilità di cimentarmi in diversi ruoli e quindi ad occuparmi di varie cose, come ad esempio lo sviluppo di creature, la creazione o la modifica di environment e l’ottimizzazione della UI.
Tutte cose che concentrate hanno concorso a farmi effettuare un vero e proprio salto professionale. Al tempo, lavorare come concept artist era davvero un mestiere lontanissimo dai miei orizzonti, essendo io relegato alla stesura di soli feedback per gli altri artisti ed alla gestione del database artistico. Ho visto questa apertura come una opportunità sia per farmi notare che per migliorare le mie skill.

8. Quanto conta la collaborazione con i colleghi per la qualità di un prodotto?

La collaborazione è tutto! In azienda, una delle cose più importanti è essere dei grandi comunicatori. Il lavoro del concept Artist non si ferma affatto alla semplice esecuzione estetica del lavoro ma ne rappresenta solo una parte.
La parte più grande è di confronto reciproco, non solo con altri concept artist ma anche e soprattutto con i colleghi di altri settori.
Un rapporto che deve essere basato sul dialogo e sul confronto.
Per quanto riguarda la mia esperienza un buon team è un team che, senza invadere gli spazi reciproci, scambia feedback in maniera organica e continua, non annichilisce le idee dei colleghi ma ne affronta pregi e difetti, mischiandoli agli altri e portandoli ad un livello più alto.

9. Quali sono i tuoi obiettivi a breve termine?

Questa non è una domanda facile.
Quando penso al futuro non vedo mai oltre il mio naso, vivo alla giornata, anche se pianifico la mia crescita artistica attraverso lo studio (con scarsi risultati, ma, almeno quello lo faccio).
Ecco, se proprio devo dire qualcosa allora dico che vorrei diventare ancora più “skillato”. È un obiettivo che mi pongo ogni giorno che passa e che sicuramente mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita. Poi voglio fare una dieta…quella di sicuro la farò 🙂

 

Grazie di essere stato con noi e buon lavoro 😉

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