Intervista a

Darkslide

digital & 3D artists

1. Iniziamo subito dal principio. Perché avete scelto il nome Darkslide? cosa rappresenta?

Facile, da definizione Wikipedia: Darkslide è un trick di skate inventato da Rodney Mullen. E’ una manovra estremamente difficile che consiste nel far slidare la tavola sottosopra, dunque dalla parte con il grip. In fotografia è la lastra che protegge l’elemento sensibile alla luce. Inoltre l’assonanza con il lato oscuro della forza è dannatamente seducente.

Insomma, è un nome che riassume incredibilmente la nostra inclinazione street, il legame con l’immagine e il colpo di scena più wow della storia perché lui è suo padre.

Darkslide

 

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2. Parlateci un po’ di Darkslide. Com’ è nata l’idea? Come siete entrati in contatto tra voi e com’è iniziata la vostra collaborazione in questo percorso?

Nasce dall’esigenza di evolversi. Siamo in tre, Samuel, Fabrizio e Giovanni ed ognuno di noi ha sviluppato nella sua carriera competenze specifiche che però, prese singolarmente facevano stare tutti e tre un po’ stretti. Parliamo di fotografia, post-produzione, 3D, più varie competenze minori in altri ambiti, il tutto condito da un vastissimo interesse comune per la cultura e l’estetica dell’immagine. Ci siamo resi conto in fretta che l’unione di tutto questo poteva generare creature meravigliose e portare ciascuno di noi ad un livello più alto. La birra ha fatto il resto e la voglia di divertirci e non prenderci mai troppo sul serio è il vero legante. Il progetto Darkslide è giovane, dopo un primo periodo di test ci siamo costituiti ufficialmente a Settembre 2016 ma sono già successe un sacco di cose.

3. Di cosa si occupa esattamente ciascuno di voi?

Giovanni è il 3D generalist vegano e psichedelico, si occupa di fare versi strani durante il giorno, di dare buoni consigli alimentari e degli sketch per le creative. Io -Samuel- mi occupo di fotografia e post-produzione, cerco di pagare affitto e bollette, sbraito al telefono e rispondo alle interviste come questa, curo a fatica la parte web e rispondo su telegram solo con le gif. Ovviamente sono il bello del gruppo. Fabrizio si occupa di fotografia e post-produzione, un po’ di montaggio video quando lo obblighiamo, e può arrivare a non emettere un suono per dei giorni. E’ un calmante umano con un auto-controllo da maestro shaolin che però accantona facilmente nelle serate di paura e delirio. Potenziale serial killer.

Tutti e tre ci occupiamo della parte creativa e della direzione artistica quando è richiesto, ma di tutto questo ne parliamo nella prossima domanda quindi vedete di continuare a leggere.

4. Per voi la creatività è il vero motore. Come trovate le idee, l’ispirazione per realizzare un nuovo progetto?

Penso che nell’immaginario comune ci siano inquadrature di persone che viaggiano libere e felici in posti fantastici, con taccuini da riempire e fotocamere dall’aspetto vintage con cui raccolgono suggestioni nei caffè di Tokyo o per le strade di New York. Beh a noi piacerebbe per carità, ma molto più spesso la realtà è che i clienti hanno fretta, che le deadline sono strettissime e che se ti chiama il cliente e tu gli dici che sei a passeggio per new york in cerca dell’ispirazione quello ti manda a cagare. Quindi succede che passiamo pomeriggi interi a rotolarci tra divano, pavimento, web e disegni in cerca di ispirazione, con pause che si intervallano tra xbox e passeggiate nei prati, idee, discussioni, e logoranti processi mentali. A volte capita l’intuizione che rende tutto più semplice ma la verità è che essere creativi è frutto di impegno, informazione, apertura mentale e un pizzico di follia. Si tratta di connettere in modo unico gli interessi di ognuno, vedere le cose da un punto di vista differente, interessarsi a tante cose diverse per poi connetterle in una forma nuova. E quando non basta ci sono le spezie.

5. Quali sono gli strumenti insostituibili per lavorare al vostro livello?

Di base ci deve essere la voglia di imparare sempre; la cosa fondamentale è riuscire ad essere costantemente stimolati, accettare nuove sfide e provare a fare cose che nessuno ha ancora fatto o a farle in maniera diversa. La base tecnica è importante perché è il giusto appoggio su cui poter fare leva. Ma non deve mai diventare una limitazione, crediamo che talvolta un’imperfezione ragionata possa trasmettere più di un prodotto tecnicamente impeccabile. Certo, le due cose devono sempre essere bilanciate. Siamo tutti e tre autodidatti, testimonianza del fatto che in realtà, quello che serve sono impegno e perseveranza.

6. Parliamo di uno dei vostri ultimi progetti: Transmutation.

E’ arrivata una mail una mattina, nella quale i ragazzi del PauseFest di Melbourne ci segnalavano che eravamo stati scelti, insieme ad altri dieci freelance/agency in tutto il mondo, per proporre l’ident dell’edizione 2017. Il tema su cui lavorare era l’interazione tra uomo e tecnologia e subito Giovanni è partito per un viaggio astrale nei meandri della sua coscienza delicata partorendo la linea di base del progetto. Ci siamo cimentati in un campo che per noi non è pane di tutti i giorni, il motion, abbiamo dovuto apprendere nuove risorse, confrontarci con problemi sconosciuti, inventare modi per fare cose. Il risultato è il racconto di un’esperienza, un percorso di introspezione, una domanda circa il legame tra la nostra specie e la tecnologia; è tecnicamente imperfetto ma ci piace proprio per quel sapore diverso.

7. Qual è stato invece il primo progetto che vi ha dato notorietà?

Sicuramente The Heist; è il primo progetto tutti insieme, anzi il gruppo era ancora più ampio. E’ nato per caso, questa volta come risposta ad un’esigenza banale ovvero far sapere alla gente che nel luogo in cui prima c’era una banca ci eravamo insediati noi. Abbiamo passato i primi mesi con persone che entravano a chiedere soldi o prestiti, era necessaria una risposta urgente. Così nasce l’immagine con il claim originale (La banca si è spostata, adesso ci siamo noi) ma una volta terminata ci siamo resi conto del potenziale più ampio che aveva: il claim è diventato “You can’t steal creativity”, un messaggio che vuole sottolineare che possono copiare i tuoi progetti, possono rubarti i clienti ma alla fine dei conti, nessuno può rubare la tua creatività, vera essenza del nostro mestiere.

8.  L’Italia sembra al momento non  decollare in questo settore. Quali sono le difficoltà che incontrate più spesso?

In primis i tre numeri magici: 30-60-90. In italia resta difficile far capire il valore ed il lavoro dietro ad ogni immagine, oltre che il rispetto per chi ci sacrifica tanto. E poi la burocrazia asfissiante, le persone che ogni due parole ne mettono una in inglese ma che poi capiscono poco di quello di cui parlano. Come ben sappiamo siamo tutti allenatori davanti alla TV. Ad oggi non capiamo il meccanismo per cui l’Italia possiede delle eccellenze dal punto di vista creativo ma di fatto l’ADV nel nostro paese è spesso ripetitivo e poco coraggioso.

9. Come immaginate la computer grafica tra 10 anni, in che direzione l’Italia andrà?

Citando un guru della creatività possiamo affermare che “Noi non sappiamo più quanto stiamo andando, miagoliamo nel buio, la risposta è dentro di noi, e però è sbagliata.”
In dieci anni la tecnologia ed il mercato apriranno scenari incredibili e ci auguriamo possano essere alla portata di tutti, così che ognuno possa dare un contributo. Il rischio è quello di un appiattimento culturale e creativo, dove il bombardamento di immagini non lascia spazio alle controtendenze. Noi speriamo che l’Italia inizi a prendere una direzione più concreta, con meno ostentazioni e più meritocrazia e che vada con coraggio verso nuove strade. Diamine, pare un discorso da premier.

10. Che tipo di consiglio dareste ad artisti emergenti nella fase progettuale di un lavoro?

Innanzitutto magari evitate di andare a cazzeggio per New York. Poi per carità, se potete farlo meglio. In generale cercate di slegarvi dai vostri schemi, sentitevi pazzi, dovete divertirvi. Poi però raccogliete tutto con cura, siate meticolosi e tremendamente auto critici. Cercate sempre un confronto e siate aperti ad ogni osservazione, anche quelle che appaiono infondate. Impacchettate il tutto con stile e non siate pigri; non vi prendete mai troppo sul serio, ci sarà sempre un ragazzino coreano in grado di fare quello che fate nella metà del tempo e solo per hobby. Ma credeteci fino in fondo perché è doveroso lavorare con dedizione e serietà.

Che la forza sia con voi!

Grazie mille ragazzi per la vostra disponibilità e un grande in bocca al lupo per tutto!