Intervista a

Emanuele Tenderini

Comic Book Artist

Ciao Emanuele, grazie per questa intervista 🙂

 

1. Raccontaci un po’ di te

Ciao a tutti, grazie per questa intervista.
Mi chiamo Emanuele, sono un disegnatore e colorista nato a Venezia e trapiantato, ormai da 5 anni, a Firenze.
Nel corso della mia carriera ho lavorato per molti editori italiani e internazionali e da quando mi sono trasferito nel capoluogo toscano, assieme alla mia compagna Linda Cavallini ho avviato l’attività di Editore indipendente, producendo i nostri libri ma anche quelli di tanti giovani autori del nostro
Bel paese.

Emanuele Tenderini

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TATAI LAB

2. Cosa significa essere un fumettista oggi in Italia?

Significa sputare sangue; vivere e lavorare in un mercato ostico, pieno di contraddizioni, che si poggia su un passato glorioso ma che non riesce, nonostante la solidità delle sue “fondamenta” a rinnovarsi e rilanciarsi verso un’apertura più globale.
Siamo italiani, ormai abbiamo pochissimi pregi e molti difetti e tra questi ultimi c’è la presunzione di credere di essere sempre i migliori in tutto.
Mentre ci crogioliamo nelle nostre convinzioni, il resto del mondo va avanti, evolve, si rinnova e noi fatichiamo a stargli dietro.
Anche nei fumetti è così: essere disegnatori, oggi, significa combattere una guerra personale, per l’auto-definizione personale e professionale in un paese in cui si sta totalmente perdendo il valore dell’arte e della cultura. Difficile.

3. Nel mercato italiano hai collaborato con Sergio Bonelli editore per Dylan Dog e Dampyr. Ci racconti questa esperienza?

È stata un’esperienza interessante, come tutte le collaborazioni professionali avute in questi anni.
Fui chiamato per colorare un albo celebrativo di Dylan Dog, il 250, scritto da Tiziano Sclavi e disegnato da Bruno Brindisi, e da lì collaborai per altri numeri di altre testate, come appunto Dampyr e qualche consulenza artistica per Tex. Aiutai anche Giovanni Gualdoni a creare il “Dylan Dog Color Fest”, una testata che all’inizio ebbe molto successo tra i lettori.
Lavorare in Bonelli, si sa, è “rasserenante”: sei inserito all’interno di un’azienda solida, con meccanismi rodati e funzionali, diventi un “fumettista coccolato”, con uno stipendio finalmente normale e la sicurezza stabile di chi può pensare al lavoro senza preoccuparsi per il futuro.

4.  Nonostante la collaborazione con Sergio Bonelli Editore sei stato, e sei tuttora, molto più attivo nel mercato francese. C’è un motivo in particolare? La Francia, per il tuo settore, offre qualcosa di più o di diverso rispetto all’Italia?

La Francia, in proporzione, ha sempre offerto “qualcosa” in più, rispetto all’Italia, soprattutto dal punto di vista economico, ma non è questo l’elemento che mi ha spinto a collaborare con i cugini d’oltralpe; è soprattutto il formato e il genere di fumetto, che sento più affine al mio modo di raccontare.
Albi di grandi dimensioni, pagine a colori, cura dei “materiali” per un’idea di fumetto che diventa anche un “oggetto” e non solamente un albetto economico da leggere mentre si è alla toilette.
Usando un’analogia, se il fumetto bonelliano lo possiamo paragonare alle serie per la televisione, il fumetto francese è il cinema; e io ho sempre concepito le mie storie come “cinematografiche”. E chiaramente, poi, c’è l’aspetto economico come dicevo all’inizio: il mercato francese, di media, è più florido, con più lettori e più consapevolezza verso l’importanza visiva-culturale del medium e quindi è un mercato più in salute e i professionisti ci campano meglio.

5. Nel 2014 hai collaborato con Linda Cavallini per la realizzazione del Progetto Lumina, finanziato grazie ad una raccolta fondi lanciata su un sito internazionale di finanziamento collettivo, e nel 2017 l’uscita di Lumina 2. Ci racconti com’è andata?

Lumina è stato il progetto dal quale è scaturita tutta l’idea attorno a Tatai Lab.
Linda ed io volevamo innanzitutto creare un progetto che desse sfogo alla nostra creatività artistica, un universo narrativo in cui iniettare tutto il bagaglio visivo che ci stava entusiasmando dai videogiochi e dai film sci-fi.
La campagna di crowdfunding fu uno strumento provato quasi per caso, non che fossimo scettici a riguardo ma non avevamo progettato fin dall’inizio di utilizzarlo per cercare di finanziare la nostra idea. All’inizio, anzi, avevamo anche provato, in modo molto standard a presentare la nostra idea a svariati editori, dopo le prime, classiche, “fatiche” relazionali con realtà editoriali non in linea con il nostro pensiero ,decidemmo di andare per la nostra strada e provare con il crowdfunding.
È andata alla stragrande: fummo il primo progetto, a fumetti, italiano a raggiungere una quota da record: 60.000 euro. Da li è stata un’escalation di costruzione e soddisfazione che ci ha portato, appunto, a “dover creare” (metto tra virgolette perché è stata una necessità di entusiasmo) l’editore che contenesse la nostra idea progettuale: Tatai Lab.

Dopo il brillante raggiungimento degli obiettivi di crowdfunding con Canvas, e Anima, abbiamo ripetuto il successo con il secondo volume di Lumina, uscito solamente un paio di mesi fa, e ora ci apprestiamo a iniziare a lavorare al terzo volume e all’esplosione vera e propria di tutto il catalogo Tatai Lab.

6.  In questo progetto avete utilizzato l’innovativa tecnica Hyperflat. In cosa consiste?

È un metodo di colorazione, di mia invenzione, che mi permette di creare una “fotografia” cinematografica delle vignette, attraverso la sovrapposizione dei livelli di photoshop. È più una “filosofia procedurale”, che un vero e proprio strumento. Costruisco ogni vignetta pensando ai focus dell’immagine e ai piani di profondità che vengono sfocati, e poi li sviluppo aprendo o restringendo le sovrapposizioni tra livello di colore in modo che l’occhio veda zone dai contorni molto ben definiti (le parti “a fuoco”) e zone da contorni confusi (le parti “sfocate”).
È come utilizzare il blur di photoshop, ma costruendolo manualmente. Più difficile spiegarlo che vederlo! Il nome hyperflat fa il verso allo stile superflat dell’artista contemporaneo Murakami.

7. Come credi si evolverà il settore del fumetto nei prossimi anni?

Penso che il settore del fumetto si evolverà in modo interessante nell’accezione soprattutto di tanti, piccoli ma forti autori che da soli, o in collettivo, creeranno il proprio spazio personale in contatto diretto con il pubblico: una specie di “mini-amazon” personalizzato, dove ognuno avrà il suo negozio online, che rappresenterà la vetrina della sua attività editoriale e curerà il rapporto con il pubblico direttamente, senza bisogno di ulteriori intermediari.
È un fenomeno già fortemente in atto, ma che esploderà di certo nel corso dei prossimi anni (vedi anche l’esplosione della diffusione di campagne di crowdfunding o strumenti di pubblicazione indipendente). Sottolineo, però, l’aggettivo forte, associato agli autori che saranno i protagonisti di questa evoluzione: perché appunto ci vuole forza per costruire la propria professione, nell’accezione di essere totalmente indipendenti e modellare un nuovo e moderno mercato, e questa forza dovrà necessariamente arrivare dall’alto livello di professionismo.
Insomma: studiate, studiate, migliorate e studiate ancora, c’è una guerra da combattere e bisogna essere pronti!

 

Ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti facciamo un grande in bocca al lupo per tutto 🙂

Grazie a voi! 🙂