Intervista a

Gianluca Gambino

Illustrator

Ciao Gianluca e benvenuto tra noi! 😊

Ciao a tutti e un grazie per il benvenuto.

 

1. Iniziamo togliendoci una curiosità…perché, come nome d’arte, hai scelto Tenia?

Ad essere sincero non sono stato io a scegliere questo pseudonimo.
Il mio miglior amico dei tempi del liceo mi chiamava ironicamente così, per un motivo assai banale e poco interessante da svelare.
Con il tempo però, questo pseudonimo ha acquisito un significato per me sempre più rilevante.
Richiamava una mia condizione ed esigenza smodata di ricavare energia viscerale dai miei sogni ed ossessioni, con il solo proposito di accrescere la mia creatività.
Io mi identifico, quindi, come l’ospite di me stesso, un parassita che si nutre delle proprie intuizioni e fantasie per ricostruire e trasformare un nuovo modo di guardare le cose.

Gianluca Gambino

ARTSTATION

2. È corretto dire che appartieni alla corrente “pop surrealista”?

Se noi teniamo conto del fatto che le uniche gallerie che mi hanno aperto le loro porte si occupano solo, o in buona parte, di artisti appartenenti al movimento Pop Surrealista, questo dettaglio forse potrebbe già rispondere alla domanda.
Se dipendesse da me non apparterrei a nessun movimento o corrente artistica. Non amo in generale le definizioni, le etichette e le mode, non fanno altro che creare cecità e barriere tra gruppi e persone. Mi sento molto connesso, in termini artistici, all’immaginario onirico e fantastico del movimento Surrealista e un po’ meno ai principi estetici della cultura Pop, ma i linguaggi visivi sono talmente tanti e tutti mescolati tra loro che forse ormai quasi tutto quello che è di matrice figurativa ed esprime un’immaginazione sfrenata, viene automaticamente inglobata in questo movimento.

Quindi sì, volente o nolente credo di farne parte anche io.

 

3. Guardando le tue opere una cosa salta subito all’occhio: gli occhi 😊. Perché questa attenzione a questa specifica parte del corpo?

Gli occhi appartengono a quella categoria di figure che mi hanno da sempre ossessionato e affascinato, custodiscono il linguaggio del codice comunicativo più intenso che esista.
Sono un tratto distintivo della nostra identità, narrano il nostro vissuto, mostrano la strada che porta all’animo umano.
Gli occhi quindi meritano un’attenzione particolare, sono il piccolo dettaglio, il luogo dove trasferisco e nascondo, ogni volta, un piccolo frammento di me stesso.

4. Pittura tradizionale e pittura digitale…cosa dà l’una che l’atra non dà (e viceversa)?

Alla pittura digitale manca quel calore, quegli odori che emanano i supporti, i materiali e gli strumenti della pittura tradizionale. Ci sono purtroppo certe percezioni fisiche durante l’atto creativo che il digitale non potrà mai trasmettere.
Questo ovviamente non implica che, a lavoro finito, l’opera digitale non riesca a diffondere le stesse emozioni di un’opera tradizionale, malgrado la sua poca tangibilità materica.
Al tradizionale invece mancano quegli strumenti che permettono all’artista di lavorare con tempi molto più rapidi, di diversificare e talvolta di agevolare il processo di creazione, eliminando tutte le difficoltà che i supporti analogici comportano.
Il digitale non è altro che un nuovo mezzo per divulgare ed esternare le nostre idee e fantasie.

Fa semplicemente parte di un nuovo processo artistico e di un cambiamento che bisogna accettare e accogliere con curiosità, evitando soprattutto i preconcetti.

5. Le tue immagini sembrano viaggiare attraverso una stessa tematica; scelta di stile o innata creatività?

Durante il processo creativo tento di compiere una sorta di rito catartico verso le sensazioni che dominano la mia emotività.
In un certo modo, non scelgo io cosa creare, vengo ispirato e travolto da queste idee/fissazioni radicate in me, che si manifestano sotto diverse forme.
L’unica volontà, quindi, è trasporre queste visioni in una composizione più concreta, visibile e riconoscibile, così da potermene finalmente liberare.

6. Chi sono i tuoi mentori e quanto è importante conoscere gli artisti del passato (e del presente)?

Nessun artista può permettersi di non prendere in considerazione tutto ciò che gli altri autori hanno realizzato prima di lui.
Conoscere gli artisti del passato e del presente permette anche di trovare l’artista che abita in ognuno di noi.
Non ho particolari mentori da citare, mi nutro quotidianamente di immagini di ogni tipo, ma preferisco mantenere un certo distacco con le opere degli altri per evitare certe contaminazioni stilistiche, benché sia cosciente che è impossibile evitare di essere influenzati dagli artisti che si stimano e parlare di originalità ormai è forse inutile.
In questi 2 anni però sto cercando di tirar fuori da dentro di me quello che c’è di più onesto e puro, con la speranza che il mio lavoro riesca a rappresentarmi nella maniera più fedele possibile.

7. Se un domani decidessi di dedicarti ad un altro settore dell’arte digitale, quale sarebbe e perché?

Anche se al momento mi sia avvicinato a mezzi artistici più tradizionali, il 3D sicuramente è un ambiente di progettazione che da anni mi affascina.
Spero di trovare il prima possibile il tempo per studiare con la giusta continuità ed imparare a scolpire digitalmente.
Il motivo è semplice, ho una continua necessità di applicarmi a nuove tecniche artistiche per ampliare le mie abilità e dar continuo sfogo al mio bisogno creativo.

 

Grazie ancora per la tua disponibilità e a presto! 😉

Grazie a voi per questa intervista.