Intervista a

Ivan Bigarella

Illustrator

1. Inizia un po’ parlandoci di te e di quando è avvenuto il tuo incontro con l’arte.

Intanto ciao e grazie mille d’avermi contattato.
Il mio incontro con l’arte è iniziato in tenera età, sono sempre stato affascinato da fumetti, film d’animazione, libri illustrati, videogiochi e tutto ciò che avesse a che fare con il disegno.
Passavo le ore a guardare e riguardare film animati e pur non sapendo leggere sfogliavo fumetti e libri scegliendo la storia in base ai disegni che più mi piacevano.
In più credo che mia madre essendo una persona molto creativa abbia giocato un ruolo importante durante la mia fase di sviluppo, mi ha stimolato molto e poi appoggiato, assieme chiaramente al mio buon babbo, nel percorso di studi artistici.
Dal liceo fino poi alla scuola del Fumetto dove il tutto ha iniziato a prendere una forma più concreta.

Ivan Bigarella

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2. Lavori molto nell’editoria per ragazzi. Cosa ha questo settore di così stimolante e quali possibilità da ai fumettisti ed agli illustratori che altri settori non danno?

Di stimolante ha che mi mantiene in contatto col mio bimbo interiore e gli permette di esprimersi e sfogarsi. Io amo particolarmente lavorare sulla caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti in modo piuttosto teatrale, cioè cerco o meglio provo, a caricare un aspetto, un dettaglio che esasperi e trasmetta il più chiaramente possibile il mood della scena.
Lavorare nell’editoria per ragazzi in ambito prevalentemente umoristico cartoon dà la possibilità di enfatizzare oltremodo questo aspetto, far recitare un personaggio come fosse su un palcoscenico e trattare l’ambientazione come fosse una scenografia, distorcendo forme e colori a piacimento senza essere legati alla realtà per come la si osserva.
In più è un settore che offre una vasta gamma di stili e possibilità grafiche, cosa non da poco soprattutto per chi come me ama spaziare e sperimentare il più possibile.

3. Qual è secondo te il ruolo dell’illustrazione ed è corretto dire che rappresenta un linguaggio universale? Se si perché?

Il ruolo dell’illustratore è quello di arricchire una storia attraverso le immagini, un’illustrazione deve raccontare ciò che succede, ma allo stesso tempo non deve rivelare troppo, lasciando che l’immaginazione del lettore faccia il resto.
Dire che rappresenta un linguaggio universale a parer mio è corretto, a differenza del linguaggio, della simbologia che hanno delle radici culturali e potrebbero non essere colti, le immagini sono dirette e chiunque ne può afferrare il senso, chiaramente ognuno filtra ciò che vede attraverso la propria esperienza, la propria sensibilità, ma il messaggio di fondo rimane chiaro e palese per tutti.
Se per esempio dovessi disegnare un mostro feroce che avanza con fare minaccioso, qualcuno potrebbe concentrarsi sullo sguardo, qualcuno sui colori, altri potrebbero trovare delle somiglianze con qualcosa di già visto, ma tutti (se ho fatto un buon lavoro) dovrebbero percepire il pericolo e la minaccia rappresentata dalla situazione.

4. Guardando i tuoi disegni possiamo vedere che hai un tratto nitido e ben definito. Da dove nasce il tuo stile e come si è evoluto rispetto alle esperienze che hai avuto?

Non so se ho uno stile, ma sicuramente deriva dalle varie esperienze lavorative e dagli artisti che mi hanno influenzato, di quest’ultimi potrei fare un elenco di pagine e pagine, si va dai grandi maestri come Cavazzano, Mastantuono, Tony Wolf, Breccia, Celon, Pedrosa (potrei andare avanti all’infinito)… ad autori più recenti e nuove leve. Di certo lavorare nell’editoria per ragazzi mi ha spinto ad avere un tratto più pulito e leggibile, quantomeno in fase di rifinitura, poi io di indole sono ossessivo compulsivo precisino e questo essere un disadattato aiuta 🙂 anche nel disordine e nella sporcizia del tratto tendo a mantenere comunque una sorta di ordine e pulizia. Poi in realtà in fase di layout e bozzetti posso raggiungere livelli di incomprensibilità elevatissimi che nessuno all’infuori di me potrebbe mai decifrare.

5. Ci dici qualcosa sulle tue tecniche di disegno? Hai un workflow ben definito o cambia in base al progetto?

Le mie tecniche di disegno cambiano certamente in base a quel che devo fare e allo stile che devo adottare, in più cerco nel limite del possibile di sperimentare per imparare sempre cose nuove.
In tradizionale prediligo acquerelli e tempere, a volte unisco le cose in una tecnica mista che può prevedere anche pastelli, china ecc… a seconda delle necessità, nel digitale cerco di riportare lo stesso metodo lavorando il più pittoricamente possibile.
Generalmente comunque parte tutto da una prima idea a matita, reale o digitale che sia, che poi rifinisco a colori o con la china a seconda che il risultato finale debba essere un immagine a colori o in bianco e nero.

6. Se potessi sperare in una epocale evoluzione del fumetto, quale vorresti che fosse?

Mi piacerebbe un’esplosione del fumetto e dell’arte figurata in generale, che si investisse e che questa cultura si consolidasse nel pubblico e che quindi la richiesta diventasse sempre più varia e diversificata. Mi rendo conto sembri una risposta da Miss Italia però il sogno è questo, mi piacerebbe soprattutto che il pubblico fosse più interessato e incuriosito dalle novità, perché poi la differenza la fa sempre il fruitore. 

Un editore che sta lavorando benissimo in questo senso è la Bao, che propone ottimi prodotti di autori nuovi e non, confezionati bene e di qualità, quindi la speranza c’è.
Poi credo che il digitale possa aiutare a far appassionare anche le nuove generazioni, espandendo le possibilità espressive di questo mezzo.
Mi è capitato di vedere dei fumetti interattivi in formato digitale che giocavano con le profondità di campo come fosse un 3D che erano davvero una bomba, insomma in poche parole io amo fumetti, videogiochi, animazione, libri illustrati, giochi da tavole e via dicendo e l’unica evoluzione epocale che vorrei e che c’è ne fossero sempre di più 😀