Intervista a

Linda Cavallini

Illustrator

Ciao Linda, benvenuta su Nuts e grazie della tua disponibilità.

Grazie a voi!

 

1. Sei fiorentina di nascita. Quanto ha influenzato Firenze, la città d’arte per eccellenza, nella scelta del tuo futuro professionale?

Non saprei, Firenze è universalmente riconosciuta come la “culla del rinascimento” è vero, ma non è così aperta alle novità come ci si aspetterebbe.
Diciamo che la sua influenza sta nell’avere tesori del passato, nei musei e per le strade in centro, non in un fermento artistico reale e presente.
Devo dire però che sicuramente per me è stato molto semplice trovare tutto quello che mi serviva (scuole, corsi pratici, materiali ecc.) a due passi da casa, è stata una bella fortuna. Sembra banale ma è vero, Firenze mi ha reso tutto più “liscio”, soprattutto durante il periodo degli studi.
Crescendo poi è facile rimanere ancorati ai propri sogni, anche perché finisce che sono condivisi anche dai tuoi amici che inoltre affrontano le tue stesse fasi e problematiche.

Linda Cavallini

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2. A quando risale il passaggio dal disegno tradizionale al disegno digitale?

È stato abbastanza graduale. Sono sempre stata affascinata dalla tecnologia, appena potevo rubavo il pc di mio padre.
Mi ricordo che ho sempre tentato di sperimentare ogni programma di grafica che mi capitava sotto mano.
Il primo grande passo l’ho fatto quando ho avuto l’occasione di collaborare con uno studio di grafica che si occupava anche di colorazione digitale di fumetti per la Francia (si parla del 2003-2005), in quel caso ho dovuto imparare un metodo ufficiale che mi rendesse in grado di svolgere il compito in modo professionale e iniziai a usare Photoshop.
Anche successivamente, quando ho lavorato sulle mie commissioni da illustratrice per l’infanzia, utilizzavo questo metodo: disegnavo e inchiostravo in tradizionale, poi scansionavo il tutto e coloravo in digitale.
Il passo definitivo invece è stato sicuramento l’acquisto della Cintiq, la mia prima tavoletta grafica.
Non essendo più obbligata a mixare i medium ora posso separarli e decidere quale utilizzare in base a ciò che voglio fare.
Non penso che il digitale debba essere utilizzato per fare copie conformi di lavori ottenuti con tecniche tradizionali, ma sono convintissima che il disegno e la colorazione digitale siano vere e proprie tecniche (paragonabili a tutte le altre tecniche tradizionali) il cui risultato è unico e certamente irripetibile con altri mezzi.

3. Parlaci un po’ del tuo stile. Qual è il tocco riconoscibile nei tuoi lavori?

Bella domanda…a cui però non so rispondere ?!
Non riesco davvero a definire il mio stile, forse perché quando guardo quello che faccio non riesco a farlo in maniera impersonale. Ci vedo l’idea iniziale e come è stata gestita, vedo gli errori da correggere, risento il mio stato d’animo mentre lo realizzavo, cerco di sentire la sensazione che trasmette, se combacia con ciò che volevo esprimere, ma non riesco a vedere freddamente l’insieme, se non con occhio da analisi del risultato.
Anzi spesso mi trovo travolta dalle tante correnti stilistiche e dalle forti personalità che arrivano dalla rete, fino a sentirmi schiacciata, e davanti a un nuovo lavoro penso sempre: “come farò a farlo abbastanza potente da poter sopravvivere in mezzo a tutti gli altri?”. Non sono certa che la risposta che mi do sia giusta, ma comunque di solito mi tranquillizza, mi dico: “l’unica cosa che puoi fare è non pensare agli altri, non pensare di provare ad avere uno stile, che ne so, spigoloso, realistico, astratto, cartoon o boh, qualsiasi altro aggettivo, piuttosto fai quello che ti viene, senza pretendere nulla se non il top, sia in tecnica che in sostanza”. Quello che ne viene fuori però non so definirlo oggettivamente, tuttavia penso che in generale, l’opera di un artista somigli sempre all’artista stesso…c’è sempre un qualche dettaglio, soprattutto astratto, che filtra da qualche parte.
Credo che sia perché, secondo me, lo stile è la somma tra bagaglio tecnico, archivio visivo e sopra ogni altra cosa personalità del disegnatore.

4. Dopo anni da freelance nel campo dell’illustrazione arriva Lumina, un progetto nato in collaborazione con Emanuele Tenderini. Cosa ha rappresentato per te e qual è stato il tuo ruolo in questo bellissimo lavoro?

Lumina per me è stato una svolta, lo è tutt’ora. É la fortuna di poter lavorare su quello che ti piace di più al mondo. Questo non significa che non ci siano impegno, sacrificio e fatica, ma il piacere e la soddisfazione che ne derivano sono un bel carburante per affrontare qualsiasi elemento negativo.
Quando con Emanuele abbiamo deciso di buttarci nel progetto, avevo alle spalle diversi anni da illustratrice nell’editoria per l’infanzia, lavoro anch’esso piacevole e ricco di soddisfazioni ma ripetitivo, incerto e altalenante. Inoltre, per quanto io abbia sempre avuto la fortuna di incontrare editor e committenti seri, gentili e capaci, è ben diverso dal possedere un’attività tutta tua.
Quando sei tu l’editore di te stesso, tutto quello che fai è tuo, scegli tu i tempi e i modi e soprattutto sei tu che lo accompagni “nel mondo”. Con Lumina è stato così. Abbiamo deciso tutto noi, dal primo all’ultimo dettaglio. Abbiamo inserito in questo progetto tutto quello che volevamo sperimentare sia tecnicamente che narrativamente, abbiamo scelto la contaminazione tra generi, le ispirazioni dai videogiochi, la composizione della colonna sonora, e la creazione di un universo immenso. Abbiamo anche deciso di condividere direttamente con il pubblico tutto il processo di realizzazione, anche attraverso il crowdfunding. Abbiamo sparato altissimo e ancora siamo in corsa per raggiungere quel traguardo, che sta continuando a correre anche lui, perché è un rilancio continuo. É una corsa faticosa ed estremamente difficile da mantenere, ma adoro il fatto che sia così. È la più grande fortuna che credo di poter avere, essere in continuo movimento completamente assorta in questo obbiettivo lontanissimo, con la fiducia di poterlo raggiungere e con la sensazione di aver fatto tanto, ma con la consapevolezza di dover fare mille volte di più.

5. Da Lumina nasce TataiLab, la vostra casa editrice. Com’è nata? Cosa fate e di cosa vi occupate?

Tatai Lab è nato nell’occasione della pubblicazione del primo volume di Lumina, una mossa quasi esclusivamente burocratica.
Quando però ci siamo ritrovati in mano una potenziale casa editrice a tutti gli effetti, un piccolo ma grande bagaglio di esperienza (parlo della gestione dei crowdfunding, i contatti con le tipografie, la distribuzione, magazzino, contabilità e altre dinamiche da “editori”) e quando soprattutto abbiamo conosciuto il lavoro di altri giovani autori talentuosissimi e con i nostri stessi ideali, il passo è stato naturale.
Siamo ancora una piccola realtà ma quello che speriamo è diventare una casa editrice il cui nome sia garanzia di qualità e che dia vita a storie fantastiche, sempre con un occhio di riguardo ad argomenti e tecniche innovativi e che soprattutto abbia cura di ogni progetto come se fosse proprio.

6. Insieme ad Emanuele Tenderini siete approdati a Blizzard, ci racconti com’e andata?

Alla fine della campagna di crowdfunding di Lumina 1, mentre verificavamo gli indirizzi per le spedizioni, ci siamo resi conto che alcuni sostenitori erano degli artisti che lavoravano in Blizzard.
Questa cosa ci fece molto piacere e ancora di più quando pochi mesi dopo ci contattò un Art Director della software house che chiedeva a Emanuele di colorare un episodio di un fumetto di Starcraft.
Dopo quell’esperienza passarono un paio d’anni e alla pubblicazione di Lumina 2, pochi mesi fa, la storia si ripeté.

Lo stesso Art Director ci chiamò per realizzare un episodio a fumetti della nuova espansione di World of Warcraft! Insomma, abbiamo capito che da Blizzard ci “spiano”, eheheh, e appena finiamo un volume di Lumina, ci contattano per approfittare del nostro tempo “libero” per proporci questi progetti!

7. Domanda di aiuto ai futuri fumettisti…in base a cosa e come scegliete un nuovo fumetto da pubblicare?

In Tatai Lab valutiamo la qualità delle persone, sia dal punto di vista umano che ovviamente da quello artistico.
I progetti che ci vengono proposti devono essere coerenti, non prediligiamo uno stile piuttosto che un altro (è facile cadere nella trappola di credere che pubblichiamo solo fumetti che strizzano l’occhio allo stile asiatico), ma vogliamo coerenza.

Se l’artista decide di intraprendere una specifica strada estetica e narrativa, deve portarla a compimento garantendo una qualità elevata sotto tutti gli aspetti creativi: storia, disegno, colore, ritmo, “atmosfera” ecc.
Essendo noi per primi degli autori, ci accorgiamo molto facilmente quali sono i punti di forza e i punti deboli di ogni artista e lavoriamo assieme a lui per enfatizzare i primi e tamponare i secondi!

 

Grazie mille per essere stata con noi e a presto ?

Ancora grazie a voi! <3