Intervista a

Marco Holland

Motion Designer

Ciao Marco, grazie per averci concesso quest’intervista

 

1. Come e quando hai scoperto il mondo della motion graphic?

Innanzitutto grazie per l’intervista, mi fa davvero piacere.
Quello dell’avvicinamento alla motion graphic è stato un processo graduale, non c’è stato un momento preciso.
Diciamo che negli anni ho scoperto che potevo unire le mie passioni (cinema, musica e computer grafica) in un’unica professione.

Marco Holland

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2. Motion, Vfx e 3D sono le tue categorie principali, ma il tuo “piatto forte?”

In realtà nasco come montatore video, ma pian piano ho scoperto che l’editing non mi appagava in pieno, così ho deciso di integrarlo con la componente grafica.
Mi sono fatto un po’ le ossa realizzando video per eventi che sfruttavano tecniche particolari di proiezione per ottenere illusioni visive.
Questo mi ha permesso anche di realizzare Vfx e di lavorare con piccole produzioni per il cinema.
Anni dopo sono passato al 3D perché sentivo l’esigenza di realizzare i contenuti partendo da zero e di averne il pieno controllo.
Negli ultimi anni ho deciso di diventare l’autore completo dei miei video, dalla progettazione alla creatività fino al design, così sono inevitabilmente passato alla motion graphic.
Per molti non è così: si arriva alla motion graphic per la passione per l’animazione, oppure per il design, ma penso che nel mio caso sia stata la necessità di avere il controllo totale sul mio lavoro.
Se vogliamo risalire alle origini, invece, penso che il mio destino sia stato segnato fin da piccolo, da quando mettevo le mie macchinine una davanti all’altra per creare delle lunghe file indiane; spostavo la prima di pochi centimetri e di conseguenza la seconda e poi la terza della stessa distanza, fino all’ultima, per poi avanzare di poco nuovamente con la prima e così via! Oggi quando sposto le chiavi nella timeline mi ricordo spesso di questo mio gioco infantile.

3. Lo scorso anno hai realizzato “Space”, un corto animato che è stato nominato al “Berlin Music Video Awards 2018” nella categoria “Miglior video di animazione”. Parlaci di questo progetto, com’è nato?

Una band di Torino, i Materianera, mi aveva chiesto di realizzare un video di grafica per il loro imminente disco.
Inizialmente ero deciso a rifiutare questa proposta (anche se mi piace molto coniugare la motion graphic alla musica) perché avrei dovuto affrontare da solo un lavoro che solitamente viene gestito da un intero studio.
Un videoclip di oltre tre minuti richiede un impegno cospicuo nella cura del dettaglio, nell’armonizzare costantemente immagine e musica.
Avrei dovuto trascurare i clienti per mettere tutte le mie energie in questo progetto.
Ma ascoltando il brano ho cambiato idea: un’ondata di creatività mi ha investito e allora ho proposto loro di realizzare il video a condizione che mi dessero carta bianca, perché per me è proprio importante mettere me stesso nei progetti.
Il processo di lavoro in realtà si è rivelato poi molto spontaneo, nel senso che è “uscito di botto”, come un flusso di continuità.
A dire la verità avrei voluto fare di più, aggiungendo anche delle parti di animazione tradizionale, ma va bene così, sono contento del risultato e del fatto che il festival mi abbia cercato.

4. In questo progetto hai utilizzato molto le forme di “geometria elementare” (triangoli, cerchi, quadrati etc.). È stata una scelta di stile o una scelta più legata al messaggio che hai voluto trasmettere?

Entrambe le cose.
È difficile tenere separate forma e contenuto.
Di solito io parto da un’idea e poi le dò una forma, ma a volte può succedere il contrario.
In ogni caso, a prescindere da cosa viene prima, è un continuo dialogo che fa evolvere queste due componenti. Ma quando la musica mi trasmette suggestioni visive così potenti, è lei che la fa da padrona. Ascoltando più volte il brano, ho dato molta importanza alla componente ritmica, così ho chiuso gli occhi e ho immaginato, come la protagonista, di essere legato a una macchina che mi trasmetteva informazioni a ritmo di musica.
Lo stile del video si discosta dal mio usuale, che negli anni si è sempre più definito in relazione a grafiche molto colorate e più pop, spesso con visuale isometrica ferma, come se fossero dei piccoli mondi. Però qui dovevo avvicinare lo spettatore a una visione più soggettiva, così ho fatto tutto il contrario: movimenti di camera, soggettive, tunnel.
L’idea di usare il bianco e nero e le geometrie minimali è più in linea con la musica dei Materianera.

5. Molti sostengono che un bravo motion designer debba essere un ottimo conoscitore di graphic design. Sei d’accordo?

Assolutamente! Penso che il design sia fondamentale, infatti su Vimeo, oltre al profilo personale con i miei lavori, ho un altro canale di raccolte video dal nome “Design is Everything!”.

Costantemente aggiorno questa collezione con lavori di altri utenti perché noto che la ricerca continua, l’osservazione e l’analisi migliorano il mio design.
Nel tempo ho visto crescere gli iscritti alla raccolta.
Sul canale riporto infatti la dicitura: “If your design doesn’t look good, you can be the best animator in town, but the result will be cheap.
Only if your design is sexy, everything will work great, even if your animations are simple!
This channel has some of the best design collection of motion graphics, 3d, vfx and animation videos on Vimeo to Inspire your work”.
Si può essere degli ottimi animatori o conoscere tantissime tecniche, ma se quello che si vede non è piacevole o bello, non funziona.
Al contrario, se si realizzano a livello di concept delle belle grafiche, anche se il resto non è all’altezza, si conquista l’attenzione dello spettatore.
Se poi alla graphic design aggiungiamo delle animazioni che danno un senso al racconto, allora il gioco è fatto.
Detto così sembra facile, ma in realtà il design è fatto di sottili differenze.
Io ad esempio faccio molta fatica perché sono autodidatta in tutto e non ho frequentato nessuna scuola specifica di design, ma ho visto dei miglioramenti nel tempo e penso che sia possibile per tutti se si allena la vista ad analizzare i video in ogni aspetto.
Una cosa che ripeto spesso, soprattutto agli allievi delle scuole in cui insegno motion graphics, è che l’ostacolo più grande non è riuscire a creare tecnicamente una scena in computer grafica, perché i software si imparano in fretta, ma il design è un processo lento, fatto di uno studio e di una osservazione continua.

6. Sappiamo che credi molto nel confronto e nella condivisione con altri artisti. Quali sono i vantaggi del rapporto reciproco tra colleghi?

Amo il mio lavoro non solo per quello che faccio, ma anche per le persone che popolano il mondo della motion graphic; ci sono tanti bravi artisti e non ho mai incontrato nessuno che non sia stato disponibile nei confronti degli altri.
Penso che questo sia dovuto alla passione che abbiamo, anche se so che non sempre la passione rende aperti alla condivisione.
Tante volte mi sono stupito di questi continui scambi di idee e perfino di materiali, eppure io, come tutti quelli con cui ho contatti, abbiamo sempre riscontrato che tutto quello che abbiamo dato ci è sempre in qualche modo tornato indietro.
Mi ritengo molto fortunato a fare parte di questo settore.

7. Se dovessi scegliere un collaboratore per un progetto importante, su cosa ti baseresti?

In primo luogo guarderei i suoi lavori: un prodotto di qualità presuppone tantissime competenze, quindi chi è stato in grado di realizzarlo può portare a me nuovi spunti.
Preferisco non sentirmi più bravo degli altri, al contrario il mio sogno sarebbe di collaborare con persone più brave di me, così anch’io potrei crescere.
Mi piacerebbe collaborare, anche a distanza, con persone che siano interessate alle motion graphics con vista isometrica, o a lavori simili ai miei.

 

Grazie Marco della tua disponibilità e un grande in bocca al lupo per il tuo futuro!