Intervista a

Paolo Lamanna

Digital Artist

Ciao Paolo, intanto grazie mille!

 

1.  Raccontaci un po’ di te, il tuo lavoro e le tue passioni.

Buongiorno a voi e grazie per l’interesse nel mio lavoro!
Sono un libero professionista, direi…da sempre! Ormai sono circa 20 anni che lavoro nell’ambito della creatività a tutto tondo.
Le mie passioni sono quelle che mi hanno spinto ad intraprendere questa carriera e a fare questo tipo di lavoro. Fin da piccolo ho sempre adorato disegnare e provare a mettere su carta tutto quello che mi passava per la testa, inventavo storie, disegnavo dei piccoli fumetti che poi tagliavo e spillavo!
La visione dei primi cartoni animati giapponesi segnò definitivamente il mio “destino”! Rimasi totalmente folgorato da quell’universo, così dinamico, così incredibile ed anche eroico, molto differente da quello che si poteva vedere, o anche solo immaginare, sino ad allora!
Le storie, il montaggio, i disegni iperdinamici ed i principi morali ed etici che trasparivano da ogni episodio di Goldrake (Grendizer) e dei suoi successori (robotici e non) si sono impressi a fuoco nel mio immaginario.
Parallelamente mi abbuffavo di fumetti Marvel e ogni tanto anche DC, seguendo le gesta di Spiderman e soci e cercando, ovviamente, di riprodurre quei bellissimi disegni con i miei pennarelli!
Le cose poi sono andate avanti da sole, il fumetto è sempre stata la mia prima e grande passione, ho frequentato la Scuola del Fumetto di Milano e poi ho iniziato subito a lavorare per svariati editori.
Posso dire di essere stato molto fortunato perché ho avuto alle spalle la mia famiglia che sin da piccolo, mi ha sempre sostenuto e spronato a seguire quella che era la mia passione per il disegno e tutto quell’universo che ci girava attorno.

 

PODCAST Paolo Lamanna: il fenomeno freelancer delle arti visive

Paolo Lamanna

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2. Quando hai capito che la computer graphic sarebbe stata il tuo futuro?

Quando ho iniziato il mio percorso professionale la computer graphic per come la si intende oggi NON ESISTEVA!
Si faceva ancora tutto in modo analogico (eh!eh!), tempere, acrilici ecc…
Con alcuni colleghi dell’epoca fummo tra i primi, se non i primi in assoluto, a sperimentare la colorazione digitale su di un fumetto.
Questa tecnica venne lanciata in quel periodo (primi anni 90) dalla IMAGE Comics la casa editrice americana fondata da Jim LEE e Todd MCFARLANE e, decisamente, segnò un epoca ed uno standard di qualità!
Proporla qui da noi non fu cosa semplice, ci volevano macchine potenti e performanti!
Diciamo che il primo esperimento (Speciale ASMODEUS di Italian Studios) non fu proprio incoraggiante.
Col tempo le cose migliorarono.
Da lì a poco iniziai io stesso a studiare il computer, proprio per potermi colorare i disegni in modo autonomo…quindi iniziai ad imparare ad usare Photoshop!
Ovviamente da autodidatta, non esistevano corsi specifici, non esisteva neanche il web per come lo concepiamo oggi!!!
Qualche suggerimento si poteva trovare sulle (poche) riviste specializzate!
Una delle mie caratteristiche è sicuramente la curiosità e la voglia di apprendere sempre cose nuove, per spingersi ogni volta più in là!
Quindi, avevo tra le mani questo rivoluzionario strumento (un vecchio Mac!!), potevo forse limitarmi all’uso di Photoshop?
Ovviamente NO!
Iniziai quindi, in modo naturale, ad avvicinarmi ai rudimentali software di 3D e post produzione, perché una volta intuite le potenzialità del mezzo digitale, capisci che puoi veramente rendere “concreti” i tuoi sogni!

3. Sei 3D Artist, colorist e illustratore. Quale ruolo ti rappresenta di più e perché?

Come ti dicevo prima, professionalmente, nasco come fumettista puro! Poi, succede che a volte, il destino ti fa prendere strade contorte e sconosciute, e quindi quando arrivi (se mai si arriva da qualche parte), non sei più lo stesso che eri alla partenza! A me è successo un po’ questo! Un po’ per necessità, un po’ per passione e curiosità, ho intrapreso molte strade diverse nel mio cammino sulla strada della creatività, accettando sempre nuove sfide,  tanto che, ad oggi, mi è davvero complicato stabilire cosa mi piace di più e cosa di meno!
Quello che è certo è che, qualsiasi sia il ruolo che vado a ricoprire, cerco sempre di dare il massimo e metto tutta la mia esperienza e passione nella realizzazione del lavoro! Attualmente sto lavorando nel campo dei videogames e devo dire che è un ambiente davvero stimolante e ricco di opportunità!

4. Parlaci del tuo workflow

Il workflow che utilizzo, ovviamente, varia a seconda della tipologia di lavoro.
Quotidianamente i tools che utilizzo sono Photoshop, Clip Studio Paint, Cinema 4D, Zbrush e After Effect! Questo pacchetto di software risponde a tutte le esigenze che posso avere per la mia tipologia di lavoro, dal modello 3D per i giochi o come base per un’illustrazione da rifinire poi in 2D o animare in After Effect.
Per l’ultimo lavoro svolto nel campo del gaming ho approfondito anche la conoscenza di UNITY, engine preposto allo sviluppo dei videogame. Penso che questo settore rappresenti il futuro per molti di noi creativi, quindi era da tempo che volevo introdurre nel mio workflow anche questo tipo di software! Certo, farlo direttamente “sul campo” non è il massimo della tranquillità ma devo dire che ha dato i suoi frutti!

5. Hai lavorato per diverse agenzie nazionali e internazionali. Con chi ti sei trovato meglio e perché?

Posso dire, a parte un paio di macro situazioni disastrose, di essere stato piuttosto fortunato nel mio percorso lavorativo sino a d oggi.
Le aziende con le quali collaboro sono tutte molto serie e non ho mai avuto particolari problemi di nessuna natura.
Se posso permettermi un osservazione, quello che ho notato avendo lavorato molto anche con l’estero (Francia, Belgio e USA) è che rispetto all’Italia, ti considerano molto di più come figura artistica e professionale!
Ti seguono, ti incoraggiano, non mancano mai di esprimerti apprezzamento
e sono sempre pronti a discutere di qualsiasi cosa, dai contratti alla parte più artistica.
Insomma danno veramente un valore al tuo lavoro e ti fanno capire che sei IMPORTANTE per quello che stai facendo.
Qui da noi, purtroppo, non ho quasi mai trovato questo atteggiamento, né mentale, né pratico!
Penso che troppo spesso i clienti ti chiamano quando hanno bisogno, tu fai il tuo lavoro e nessuno poi ti dice nulla, non ti rendono parte di un progetto, non ti mettono a conoscenza del suo sviluppo o svolgimento…gli interessa solo quel piccolo tassello del puzzle che tu devi creare…poi chi si è visto si è visto fino alla prossima commessa.
Pochissime volte mi è capitato che un cliente italiano mi abbia espresso un apprezzamento per il lavoro svolto, o mi  abbia chiesto ulteriori suggerimenti o pareri. E quando è successo si è trattato più che altro di piccole realtà lavorative.
Sembra quasi che fare un complimento o dare del valore al lavoro che hai prodotto metta in pericolo la figura che sta sopra di te…come se da un momento all’altro potresti rubargli la poltrona o avanzare troppe pretese!
Poi, ci sono anche i casi di pura ignoranza eh! Ma quelli non mancano mai.
Insomma, credo, che ci sia ancora una mentalità molto limitata e chiusa su alcune questioni. Difficilmente l’artista di turno viene messo in condizioni di esprimersi totalmente o di sentirsi “parte di qualcosa di più grande”.
Il discorso ovviamente è soggettivo, ma fa anche questo parte della mia esperienza personale.

6. Da pochi anni hai creato una nuova compagnia, la Digital TRX. Cosa significa lavorare per se stessi?

Purtroppo la Digital TRX ha chiuso i battenti già 3 anni fa! Sto mantenendo aperta la pagina Facebook ed il sito (se ne occupa un mio ex socio) per puro valore “sentimentale”, ma la società di per sé non esiste più.

7.  E’ stato difficile realizzare questo progetto?

E’ stato molto difficile. In Italia non è semplice creare qualcosa dal nulla. C’è molta burocrazia e moltissime tasse da pagare che vanificano spesso tutto il lavoro fatto.
La Digital TRX era una società Semplice (SS), praticamente il corrispettivo di uno Studio Associato per gli architetti o i medici.
Ovviamente per i grafici non esiste una figura ed un albo professionale riconosciuto, quindi se due o più grafici vogliono mettersi assieme devono, per forza, creare una società.
In più noi eravamo un team che operava sul web, dato che ognuno di noi era dislocato lungo tutto lo stivale.
Lavorare on line, utilizzando SKP o altri mezzi per interfacciarsi è possibile, ma non è semplice.
Il contatto umano è fondamentale. A volte basta un gesto per capirsi con un tuo collega, mentre in chat o anche in webcam non è mai così immediato. Inoltre ognuno ha i suoi orari ed impegni e non è  mai stato semplice organizzarsi in modo super efficiente.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che il cliente per il quale avevamo aperto la società era sempre in ritardo con i  pagamenti, ci lasciava spesso senza il lavoro e dovevamo anticipare il pagamento delle tasse. Infine, giusto per mettere la ciliegina sulla torta, dopo 3 anni ha dichiarato fallimento senza averci pagato. Beh, dopo un po’ ti passa la voglia!

8.  Qual è il lavoro che più ti ha gratificato?

Questa è una di quelle domande alle quali è impossibile rispondere! Ogni lavoro che ho fatto ha portato con sé grandi o piccole soddisfazioni!
Recentemente ho lavorato per 6 mesi nello staff di Forge Reply per la realizzazione di un videogames ed è stata un’esperienza bellissima. Avere il contatto umano e potersi confrontare con gli altri colleghi (tra l’altro tutti di altissimo livello) è stata una cosa che mi ha fatto crescere professionalmente ed umanamente in modo esponenziale. Per me che, essendo free lance, sono abituato a lavorare da solo, è stato un bel cambiamento, ma ha portato con sé solo cose positive!
A parte questo posso dire che i lavori che ti danno più soddisfazioni sono sempre i lavori personali, quelli che non fai per commissione ma che fai per TE. Quelli per cui poi ti chiamano i clienti.
Posso anche citare una collaborazione recente: ho avuto la possibilità e l’onore di colorare un opera di Claudio Castellini, il disegnatore (Marvel, DC, Bonelli) che ha fatto da ispirazione per la mia carriera da quando ho iniziato a fare questo lavoro. Praticamente il mio idolo a livello fumettistico. Non la ritengo una cosa da poco. Un piccolo sogno che si avvera insomma. Non stiamo quindi parlando di soldi o compensi ma di soddisfazione pura, che poi è il carburante che ci permette di andar avanti in questo lavoro.

Intervista a Paolo Lamanna

9.  Qual è il lato della tua professione che più ti piace?

Altra domanda complicata!!! eheheh!
Diciamo che quello che mi affascina di questo lavoro (in generale) è un po’ quello che mi divertiva da piccolo, e cioè poter rendere “reali” le idee e le immagini che ti vengono in testa.
Poter raccontare storie attraverso i tuoi disegni, divertire o emozionare chi li guarda, perché no?
Oggi è possibile creare davvero qualcosa di unico e incredibile. Possiamo scolpire digitalmente un personaggio e poi dargli vita tramite i vari software.
Con la Realtà Virtuale possiamo davvero passeggiare accanto a lui o condividere il suo mondo. Credo che la TECNOLOGIA abbinata alla CREATIVITA’ sia qualcosa di stupendo, ed il fatto che sia in continua evoluzione mi fa essere davvero ottimista per il futuro. Perché più ci spingeremo in là con la tecnica e più dovremo sognare in grande. E questo è fantastico!

10.  Da dove trai ispirazione?

Un po’ da tutto.
Mi piacciono un po’ tutti i generi letterari o cinematografici, mi piace il Fantasy, mi piace l’Horror, adoro lo SCi-FI.
Seguo anime, leggo fumetti, adoro i robot giganti ed i super eroi, sono un accanito video giocatore.
E tutto questo mondo è creato da artisti di immensa bravura che ogni giorno mi lasciano con la bocca aperta.
E’ da loro che cerco di carpire ed imparare sempre di più.

11.  Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa nel tuo percorso da artista?

Molto probabilmente se potessi tornare indietro ad uno di quei famosi “bivi” della vita, tenterei con più decisione la carriera di fumettista puro. O forse mi iscriverei a qualche scuola specializzata in vfx…difficile da dire. Sono tante le cose che, guardandosi indietro, si vorrebbero cambiare o migliorare. Però non mi voglio assolutamente lamentare, il mio lavoro è fantastico e mi sento comunque un privilegiato.

12.  Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

La vita del freelance può lasciarti molto tempo per pensare a cosa fare, come può anche tenerti sempre impegnato in diversi progetti che arrivano da un giorno all’altro. Adesso sono in questa seconda fase. Mi lascio trasportare dal flusso sperando, come sempre, di fare le scelte giuste. I sogni per il futuro sono un po’ sempre quelli, creare qualcosa di proprio e poterlo diffondere. Se fatto con uno staff di gente in gamba, ancora meglio. Oppure partecipare a qualche bella produzione videoludica o cinematografica. Staremo a vedere. La cosa più importante è sempre cercare di fare qualcosa che ci piaccia e che ci permetta di realizzare noi stessi e le nostre passioni.

 

Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo.

Grazie a voi e a presto!!! 🙂