Intervista a

Valerio Carbone

3d Artist

Ciao Valerio e grazie per averci concesso quest’intervista!

 

1. Raccontaci un po’ la tua storia

Bhè, i miei ricordi iniziano quando avevo all’incirca tre anni, partendo da lì…hahaha.. Scherzi a parte, senza parlare troppo in generale, diciamo che ho iniziato prendendo la via “sbagliata”. Ebbene sì, ho iniziato studiando programmazione per siti web e poi mi sono avvicinato al mondo videoludico, sempre lato programmazione. Ma più andavo avanti più mi accorgevo che qualcosa non andava.
La cosa positiva di frequentare un’accademia che aveva anche un corso di grafica 3D era che avevo l’opportunità di sbirciare anche l’altro lato della staccionata e a quel punto mi accorsi che, se avessi dovuto scegliere un percorso per tutta la vita, avrei dovuto esserne convinto al 100% e quindi diedi retta al mio istinto e mollai completamente il percorso da programmatore per dedicarmi anima e corpo al settore 3D art.
Avevo mille dubbi e mille incertezze, ma ad oggi posso dire che fu la scelta giusta.
Da quel momento fu tutto un crescendo; quando capisci che sei nel posto giusto e fai la cosa giusta è solo questione di tempo e CHIUNQUE può riuscire a combinare qualcosa di buono 😀

Valerio Carbone

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2. Scolpire in digitale, quanto è fondamentale la conoscenza dell’anatomia?

Invece di rispondere in maniera classica voglio provare a rispondere a questa domanda raccontando un episodio personale. Uscii dall’accademia che avevo buone competenze tecniche, avevo studiato molto e sapevo creare dei personaggi e creature 3D in maniera piuttosto precisa.
Mentre facevo personaggi per il mio portfolio però mi resi conto che qualcosa non andava, non erano credibili, non funzionavano bene e infatti non ricevevo un buon feedback dall’esterno.
Pian piano mi accorsi che mancava a loro (e a me) una solida base anatomica, qualcosa che rendesse il mio lavoro e i miei modelli davvero convincenti.
A quel punto decisi che era ora di fare un passo indietro e rimettermi a studiare, questa volta anatomia, ma quella vera.
Iniziai con i libri di medicina di mio padre (quello avevo sotto mano) per poi passare a manuali di anatomia artistica e come sempre la pratica e la dedizione fece il resto.

Cosa voglio dire con questo: bisogna cercare di rimanere oggettivi con il proprio lavoro e, se c’è bisogno, prendersi del tempo per migliorarsi.
Tutt’oggi vedo 3D artist che, per la “fretta” di fare, trattano con superficialità le cose fondamentali come l’anatomia.
E questa cosa si vede, si vede quando c’è qualche errore base che anche chi non è del settore nota e che rende tutto il lavoro meno credibile.

3. La scelta di essere anche un Character Artist da dove deriva?

Più che “anche” direi “solo” 😀
Non è stata propriamente una scelta ponderata, ho fatto un po’ di tutto all’inizio (environments, props) ma sono dell’idea che se riesci ad ascoltarti e fai quello che ti piace fare è probabile che sarà anche quello che ti viene meglio, e per me sono i Characters e le Creatures.

4. Hai partecipato a vari contest, alcuni vincendoli ad occhi chiusi. Parlaci di un tuo progetto vincente, dall’idea al risultato finale!

Heheheh è vero, ho partecipato veramente a tanti contest e per la stragrande maggioranza non mi sono mai posizionato bene.
Ma in realtà li ho sempre considerati il modo migliore per “imporsi” la disciplina nella costruzione di un portfolio, per creare contatti e per farsi notare, tutto in una sola volta!
Il mio progetto vincente è sicuramente quello che non ha vinto ma è arrivato terzo. Spesso un terzo posto ottenuto in un determinato momento conta più di tanti primi posti.
Sto parlando dello Sciamano che ho realizzato per il contest “Ancent civilization” di Artstation dell’anno scorso.
L’idea è stata quella che uso sempre all’inizio di ogni contest, cercare un concept che combaci con quello che vorrei fare per il portfolio e puntare sul farne un buon pezzo, né più né meno.
Nel tempo mi sono accorto che quando pensi “questo contest lo voglio vincere” non succede mai, forse perchè dai di meno o ti fai distrarre da mille cose.
Ultimamente il mood è sempre lo stesso, cerco di fare il meglio possibile nel tempo disponibile e questa volta avevo abbastanza tempo da dedicare per poter tirare fuori qualcosa di buono.
La parte più difficile probabilmente è la costanza, sia nel lavorarci che nel dare update e tenere viva la community (e questa, molti concorderanno con me, è la cosa più difficile anche se non sembra).

Man mano che andavo avanti vedevo che il mio lavoro stava funzionando, veniva bene e ricevevo ottimi feedback dalla community di CG più grande, che attualmente è la più attiva al mondo, e questo mi ha dato un boost incredibile nel portare a termine il modello nel miglior modo possibile.
Molte volte sono stato sul punto di mollare tutto, tant’è che ho dovuto lasciare da parte i tre Minion che avevo già scolpito, ma che se avessi voluto testardamente tenere e continuare, probabilmente mi avrebbero portato a NON consegnare, ed è la cosa peggiore.
Alla fine c’è stato un’incredibile terzo posto che mi ha colto di sorpresa e mi ha portato una serie di contatti lavorativi che non avrei mai pensato possibili!

5. Le competenze del 3D Artist sono molteplici; domanda da un milione di dollari (nel nostro caso Euro) in Italia è meglio essere un generalist?

La risposta può sembrare strana e semplice, ma a mio parere la cosa migliore è fare ciò che ti piace nel migliore dei modi, con disciplina, costanza e dedizione.
A molti piace cambiare spesso, fare molte cose diverse, ad altri (come me) piace concentrarmi solo su una cosa e farla al meglio possibile.
Se ci si focalizza solo sul qui e ora, probabilmente adesso non mi troverei a fare questo lavoro così come molti miei colleghi.

6. Quali sono le difficoltà che stanno dietro ad ogni processo produttivo reale?

Le difficoltà sono molteplici e varie, ma cercando di rimanere su un discorso generico la cosa che ho trovato difficile nei progetti più grandi è “entrare nel mood”.
Spesso il lato tecnico è la prima cosa che si risolve in un workflow produttivo, mentre entrare nello spirito del design, soprattutto dal lato artistico, è una cosa molto difficile e che richiede un’iterazione spesso estenuante.
Bisogna sbatterci la testa e non aver paura di chiedere aiuto con feedback ai colleghi, al cliente o a chiunque possa rinfrescarti la visione.
Superato questo primo blocco, il resto è tutto in discesa.
Pensa che abbiamo creato un gruppo basato sullo scambio di feedback, lo “Zbrush Central Italia” e a quanto pare è una cosa utile a molti e non sempre facile da avere!

7. Essere un digital artist: questione di skills set o di mind set?

Su questo argomento c’è un po’ di diatriba in realtà. Posso dire che, per quella che è stata la mia esperienza personale e per quello che vedo oggi insegnando in accademia, l’80% è una questione di mind set. A costo di ripetermi sono dell’idea che, con la giusta disciplina, costanza e umiltà (una cosa che ultimamente vedo mancare troppo spesso) chiunque può essere un buon digital artist. E poi… insomma se ci sono riuscito io ci può riuscire davvero chiunque 😀

 

Grazie ancora per la tua disponibilità e un grande in bocca al lupo per tutto 

Grazie mille, ci sono grandi cose all’orizzonte e non vedo l’ora di poterle mostrare e grazie a voi per l’opportunità, nonostante la palese mancanza di serietà ho cercato di rispondere nella maniera più diretta e personale possibile ^^