Intervista ad

Anissa Senoussi-Nicastro

Matte Painter

Anissa è una giovane e talentuosa matte painter artist francese con cui ho avuto anche il piacere di lavorare fianco a fianco presso The Senate VFX per “Kingsman:the Golden Circle” e per “Mute” di Duncan Jones.

Ha uno spiccato senso artistico, molti interessi e una passione fortissima per tutto ciò che è immagine.

Sono certo che il suo percorso artistico e l’energia che trapela dalle sue parole saranno di certa ispirazione per tutti quegli artisti interessati ad intraprendere una carriera nel settore del matte painting.

 

 

Gianluca Dentici

Anissa Senoussi-Nicastro

EMAIL: anissa.senoussi@gmail.com

1. Come hai iniziato la tua carriera?

Non sapevo di voler diventare una matte painter da subito, infatti ho avuto un percorso abbastanza contorto.
Mia madre è una pittrice ed insegnante d’arte, da bambina disegnavo e dipingevo tutto il tempo.
È stata molto incoraggiante e ha condiviso con me la sua conoscenza e filosofia.
Sono quindi cresciuta avendo accesso ad una fantastica collezione di libri d’arte e più che frequenti visite ai musei.
Visto che continuavo a disegnare come una matta i miei genitori hanno persino allestito una stanza in casa che è diventata il mio piccolo studio d’arte.
Finalmente dopo il liceo sono corsa felicemente alla più vicina scuola di Belle Arti. Lì mi sono interessata sempre più alle nuove tecnologie e a come utilizzarle per creare installazioni artistiche coinvolgenti ed interattive.
Sentendo il limite di una scuola d’arte dal punto di vista tecnico, dopo aver conseguito la laurea triennale ho iniziato un corso di laurea all’Università di Parigi VIII in Arti e Tecniche, dove ho studiato per 3 anni programmazione, dispositivi interattivi, modellistica, animazione ed un po’ di Photoshop.
Lì ho scoperto anche le tecniche di motion capture (per la cattura dei movimenti degli attori) e ne sono rimasta affascinata! Ho quindi fatto numerosi corsi di formazione con artisti e con compagnie di danza che hanno utilizzato la motion capture anche sul palco.
Ho anche frequentato per diversi mesi uno studio di Mocap a Parigi (Solidanim), che lavorava principalmente per media, film e videogiochi.
Questo è stato il mio primo ingresso nel fantastico mondo dei VFX!

Ho continuato a lavorare per circa 2 anni con questa azienda ma poi ho capito che mi mancava troppo la pittura…. Quindi ecco un’altra sfida: ho lasciato il mio lavoro e sono rimasta nel mio piccolo appartamento a Parigi lavorando senza sosta (grazie ad internet e a tutorials gratuiti). Dopo 6 mesi e senza soldi ho inviato il mio showreel ad alcuni studi di effetti visivi in Europa ed in Canada.
Ho avuto un colloquio con MPC e in una settimana ero a Londra con un grande bagaglio, tante stelle negli occhi e un livello molto povero di inglese.
Ora lavoro da 5 anni come matte painter per lungometraggi, in UK e Australia, ma continuo a lavorare su progetti più indipendenti con gli amici quando ne ho l’opportunità, come video clip, illustrazioni di riviste o spettacoli musicali. Sono interessata a molte cose diverse. Sono inoltre sempre più attratta dalla fase di preparazione di un film, come il concept ed il production design, quindi magari in un futuro potrei orientare le mie scelte in questo senso, ma questa è un’altra storia!

2. Ci sono stati degli artisti che ti hanno influenzato ed aiutato a crescere nel tuo lavoro?

Come in ogni altro settore ci sono sempre persone che ti fanno a pezzi e persone che ti aiutano! Incontri persone molto diverse, a partire dal fan-boy/girl fino al più acerrimo supervisore. È un’industria che unisce artisti appassionati e fanatici ossessionati dalla carriera. Ho avuto la fortuna di incontrare artisti davvero straordinari che non sono solo meramente talentuosi ma anche umili, di larghe vedute e sempre felici di aiutare e condividere le loro conoscenze con gli altri.
Questi ragazzi sono superstar assolute per me.

3. Sappiamo che i matte painters di solito non iniziano da zero nel loro lavoro ma si basano anche su diverse fonti fotografiche. Quanto è importante la scelta della tipologia di immagini e che specifiche tecniche devono avere per essere utilizzabili nei trattamenti?

Di solito abbiamo il “plate” come punto di partenza, che sarebbe la scena così come originariamente girata sul set.
Questo ci dà già la prospettiva, l’ora del giorno, la direzione della luce.
Poi ovviamente a seconda dello show e degli studi con cui lavori, avrai certamente una libreria fotografica orientata allo show.
Ricordo ad esempio quando stavo lavorando al Libro della Giungla, lì avevamo un’enorme cartella di riferimenti.
Quando ci sono 60 persone diverse che lavorano sull’ambiente digitale dello stesso progetto hai sicuramente una coerenza visiva.
Si deve comunque fare attenzione ad utilizzare solo riferimenti ed immagini di alta qualità e assicurarsi che siano stati ripuliti dal “noise”, cioè dal rumore tipico delle fonti fotografiche e/o digitali (tipo grana ecc.), poiché è l’artista che si occuperà del compositing che aggiungerà poi quel “noise” alla scena, per renderla ancora più fotografica in fase di finalizzazione.

4. C’è un film a cui avresti voluto lavorare in particolare?

Penso che potrei uccidere per avere l’opportunità di tornare indietro nel tempo e dipingere un po’ di belle cose per Blade Runner di Ridley Scott.
L’anno scorso sono stata abbastanza stupida da rifiutare un’offerta per lavorare su Blade Runner 2049 e questo perché, essendo fanatica del film originale, pensavo che farne un altro sarebbe stato un disonore. Beh, anche se avrei comunque commenti sul film, devo dire che visivamente è stato uno dei migliori che abbia visto negli ultimi anni ed il team di VFX ha anche vinto un Oscar! Maledizione!!

5. Qual è, secondo la tua esperienza, il compito più noioso e quale quello più eccitante per un matte painter?

Secondo me il peggior compito che puoi dare ad un DMP artist è quello di fare ritocchi sopra la computer grafica. Quando accade questo il mio cervello si congela e diventa una linea piatta, mentre quello più eccitante è il concetto, è la soluzione del problema visivo.

6. Come matte painter hai bisogno di una profonda conoscenza della CG, come ad esempio la modellazione di ambienti 3D, o è solo un plus?

Se cominci come matte painter si, sicuramente devi conoscere un po’ di CG.
Più conosci e meglio è, ma non bisogna dimenticare che il matte painting non è solo tecnica. Non sei “migliore” perché conosci più di 3 software.
Lavoriamo sui film, creiamo immagini che raccontano una storia. Bisogna essere acuti, guardare i film, conoscere la composizione delle immagini, le regole dell’illuminazione, insomma conoscere la tua arte, la storia del cinema, come inquadrare. Il tuo cervello e i tuoi occhi sono quindi gli strumenti più importanti.

7. Che cosa consiglieresti ad un giovane affascinato dal matte painting come primo passo per entrare nel settore? Qualche libro? Conoscenza della fotografia?

Se puoi, trova un mentore! Le cose sono molto più veloci quando c’è qualcuno lì con te per segnalare subito i tuoi errori.
Sei mesi fa ad esempio, ho iniziato ad allenarmi con un pittore accademico; disegno 6 ore ogni sabato e mi dà continui feedback, indicazioni e mi spiega come analizzare meglio ciò che vedo.
Mi sento come se avessi progredito di più negli ultimi 6 mesi che negli anni di pratica. È costoso ma ne vale la pena.
Penso che avere un portfolio personale sia un grande vantaggio.
Se disegni, continua a disegnare ogni giorno, fai disegni di vita/natura e anche ricalco il più possibile, disegno tradizionale o digitale, anatomia o illustrazione o paesaggio, qualunque cosa ti diverta fare!
Non solo ti darà la possibilità di esercitarti, ma anche di mostrarti come un gran lavoratore, di essere genuinamente appassionato alla creazione di immagini.
Ovviamente non bisogna esagerare, non ci si deve uccidere di lavoro, è importante lavorare in maniera efficace e questo vale sia per il lavoro personale che per quello professionale Prenditi il ​​tempo per sederti, riflettere e stabilire le priorità.
Per quanto riguarda I libri, questi secondo me sono essenziali:
The painter’s secret geometry, by Charles Bouleau
Creative illustration, Loomis
Inked frame, Drawing and composition for visual storytellers, Marcos Matteu Mestre
The art and science of Drawing, Harold Speed
Imaginative Realism, how to paint what doesn’t existJames Gurney
Color and light, a guide for the realistic painter, James Gurney
Framed perspective Vol.1 and 2, Marcos Matteu Mestre
Ma in generale prendi qualsiasi libro che ti ispiri, cerca di essere curioso!
Ad esempio prendi libri di fantasmi giapponesi piuttosto che pubblicazioni dal sito Magnum, edizioni di pittura astratta, architettura e libri di design, stampe di Caravaggio, disegni di cattedrali, catacombe. Davvero!!! È importante avere tutto quello che ti può ispirare e motivare.

In podcast, dai un’occhiata a Bobbi Chiu Youtube Channel. Guardo anche molto I lavori di Feng Zu (Design Cinema). Controllo regolarmente il blog di James Gurney (Gurney Journey) e raccomando vivamente le classi di Nathan Fowkes. Infine, ma non meno importante, non prenderti troppo sul serio, divertiti!

8. Quali strumenti ha davvero bisogno di imparare un matte painter per diventare efficiente? Che cosa è davvero indispensabile?

Il primo strumento sono i tuoi occhi.
Davvero, non c’è bisogno di passare ore a padroneggiare l’ultimo tool stravagante di Photoshop se non si conoscono le nozioni di base della prospettiva, dell’illuminazione, della composizione e dell’armonia dei colori.
Rispetto di più chi ha un occhio incredibile ma meno capacità tecniche di qualcuno che distruggerà una povera illustrazione usando 5 diversi software.
Capire perché un’immagine è sbagliata e sapere come risolvere un problema visivo, questa è la prima cosa su cui ci si dovrebbe concentrare.
Anche il lato creativo è molto importante, quindi penso che se si ha sempre bisogno di un concept per iniziare a creare allora significa che ti manca qualcosa.
Avendo lavorato in piccole e grandi aziende posso dire che c’è un’enorme differenza tra ciò che un matte painter deve fare a seconda di dove si trova; in quelle piccole utilizzerai probabilmente solo Photoshop, crei quindi il tuo DMP, dividi gli elementi, li esporti ed il gioco è fatto. Nei grandi studi, ti verranno chieste anche abilità di modellazione di base in Maya ed una buona conoscenza di Nuke.
Ma in generale, come dicevo anche prima, più sai e meglio è.
Quindi se entri come “environment artist” ci si aspetta che tu sia un generalista e che sappia utilizzare più strumenti.
Ma sinceramente ormai sempre più queste due cose si stanno fondendo, almeno negli studi più grandi.
Anche se sei stato assunto per lavorare come matte painter potrai ritrovarti a texturizzare un terreno roccioso con il software Mari o lavorare sul set dressing di un’intera sequenza.
E questo è molto bello, personalmente sono sempre felice di saperne di più.

9. Qual è lo show a cui hai lavorato e di cui sei più fiera?

Il primo a cui ho lavorato, Maleficent, ha ancora un posto speciale nel mio cuore!
Quando sei un junior ed inizi a lavorare su una inquadratura con Angelina Jolie, beh…anche se può sembrare stupido ma non potevo fare a meno di sentirmi un po’ orgogliosa.
Direi che Guardian of the Galaxy è stato il mio preferito, ma sono anche felice di aver fatto parte del team che ha lavorato a The Jungle Book, vincendo l’Oscar per gli effetti visivi.

10. Sappiamo che sei francese, qual è lo stato del settore VFX nel tuo Paese e del tuo lavoro nello specifico?

È difficile a dirsi perché ho trascorso la maggior parte della mia esperienza lavorativa nel Regno Unito e non ho mai lavorato come DMP artist in Francia.
Purtroppo al momento non ci sono molti lavori di VFX nel mio Paese, il che è un peccato se si considera il numero in continua crescita di scuole d’arte e di animazione.
Quando incontro uno studente di animazione o un aspirante animatore dico sempre loro di essere pronti a muoversi dalla Francia se vogliono raggiungere progetti interessanti.

11. Anissa, tu lavori sia per la TV che per il cinema, ci sono differenze rilevanti dal punto di vista di un matte painter?

Ho lavorato a programmi televisivi in piccole aziende e su lungometraggi per grandi aziende e, esclusa la differenza di cui ho già parlato relativamente alle competenze software, la differenza principale è il tempo e quindi la qualità.
Ad esempio, quando stavo lavorando a Game of Thrones avevo 3 giorni per consegnare un matte painting completo di Kingslanding! Mentre invece potrei facilmente avere 3 settimane per fare lo stesso in una grande azienda.