Intervista con

Silvia Pasqualetto

Concept Artist

1.  Ciao Silvia benvenuta! Raccontaci un po’ chi sei e da dove parte il tuo percorso come artista.

Ciao Anna, grazie per l’accoglienza. Tutto inizia da dove inizia: mia mamma, quando avevo 10 mesi,  mi mise una matita in mano e da lì non ho più smesso di disegnare.  Dopo il liceo artistico a Padova,  mentre iniziavo a lavorare come pittrice, ho continuato a studiare design e illustrazione in varie accademie – non è che in Italia fossero pazzi per il digitale – sostenendo quindi sacrifici economici per corsi online. Ad un certo punto stavo impazzendo e ho abbandonato, mi sembrava che tutti gli sforzi fossero inutili.
Amando molto la scienza ho dunque applicato gli studi di design alla progettazione di interfacce utente per macchine industriali fighissime (impianti medici, dentali, gioielleria, laser, stampanti 3D) ma non ho mai trovato un equilibrio emotivo. Fino a scoprire finalmente il master in CGI a Verona. Qui mi sono innamorata del 3D, dell’animazione e della realtà aumentata, perchè mi ha permesso di realizzare lavori che mai avrei potuto fare utilizzando soltanto software di editing fotografico.

Silvia Pasqualetto

ARTSTATION

2. Perché hai scelto la concept art come espressione artistica?

Non lo so, è come quando ti innamori, credo. Forse perchè capisci che i suoi difetti valgono la pena di stare insieme a lei, in fondo sono sempre tornata a disegnare nonostante i cambi di rotta. Credo che la concept art sia l’insieme di una serie infinita di domande e di risposte: quando vedi qualcosa che ti piace difficilmente la dimentichi. Un’immagine resta impressa, diventa un ricordo al quale possiamo attingere per rievocare sentimenti, è l’interpretazione della realtà che noi vediamo. Non la amo perché si disegna, il disegno è solo uno strumento, forse la amo perchè ci dà una risposta visiva ad un interrogativo e perchè trovo le immagini il più grande, immediato ed universale strumento di comunicazione.

3.  Tra le tue illustrazioni spesso vengono raffigurati draghi, ci racconti il perché?

Sognavo e giocavo spesso con mostri immaginari da piccola. Ce n’erano di enormi e di piccini come un topolino, ma il mostro per eccellenza è sempre stato il Drago!
Sul quale, tante volte, avrei voluto salire per volare via da situazioni brutte, o per avere la forza di incenerire qualcuno quando ce n’era bisogno.
I draghi rappresentano per me la forza di dover prendere e superare decisioni dolorose, ma sono anche fonte di energia e di
Potere, illimitato Potere! Cit.

4. Oltre al 2d conosci anche il 3d come tecnica, usi spesso entrambe le tecniche nei tuoi lavori?

Oh sì, uso tantissimo il 3D, e dipingo poco purtroppo.
Le tempistiche in produzione sono abbastanza spietate, per risolvere questo problema si inizia a pensare e a progettare in 3 dimensioni in modo da sostituire e correggere velocemente le richieste della direzione artistica.
Con il disegno non è possibile soddisfare questa richiesta, perché è un metodo di lavoro distruttivo: quando finisci di realizzare un’immagine non puoi ruotare la camera di 10 gradi verso sinistra, non puoi aggiungere o togliere troppi elementi perché la composizione va a distruggersi, non puoi cambiare luci o condizioni climatiche: devi ricominciare tutto da capo e ne tu ne il mercato potete permettervelo.

5. Vita da freelance: la preferisci o ti piace anche lavorare in studio? Quali sono le differenze?

Non posso parlare per tutti ma, per me, essere un libero professionista è per draghi.
Hai la possibilità di volare tra un progetto e l’altro, decidi tu della tua giornata e come gestire il tuo tempo, inoltre il preventivo lo scrivi  in base a quello che sai di valere e non da un valore che ti affibbiano gli altri “perché questi sono gli stipendi nel mercato”.
C’è da correre, io ho avuto anche diverse crisi, i problemi li devi affrontare da solo, ma questo aiuta moltissimo nella crescita personale e artistica, perché non ti puoi dare malato… ma alla fine la soddisfazione è immensa nonostante i sacrifici.

D’altro canto, non è che lavorare in uno studio non sia per draghi, ma forse sei un drago meno libero: orari da rispettare, giustificare qualsiasi scelta. Vorrei avvicinarmi alla direzione artistica e per farlo si lavora in team, cosa che mi manca perchè hai feedback istantanei sul progetto, i problemi si risolvono insieme, ricevi stimoli da persone con culture diverse, non hai spese inerenti a software o strumenti che si rompono e si creano nuove amicizie: il confronto ti permette di migliorarti.
Ci sono moltissimi studi che ti consentono di lavorare al loro interno come collaboratore freelance, ma è comodo solo se ci stai per pochi mesi a mio parere, perchè a lungo andare fanno molto comodo i plus aziendali se ti devi trasferire (assicurazione, spese mediche, visto…)

6.  Molti tuoi lavori li vedrei benissimo come concept art per grandi produzioni cinematografiche, ti alletta come idea?

Certo che si! Purtroppo non ho ancora avuto l’occasione di prendere parte ad un progetto 100% cinematografico ma sento vicino l’odore di una bella preda. Nel frattempo continuiamo a studiare ogni giorno per migliorarci: sono molto severa con me stessa perchè il mio grande sogno è diventare Art Director e avere sotto le mie ali un plotone di concept artist. Quindi fatevi avanti, perchè tra qualche anno sarò io ad assumere.

 

Grazie mille per il tempo dedicato a questa intervista, noi di Nuts ti facciamo i migliori auguri per il tuo futuro!