L’importanza del colore: impariamo a comunicare con le sfumature

La scelta cromatica è fondamentale: non solo nell’arte o nella grafica, ma anche nella psicologia e nel marketing

 

“Perché due colori, messi uno a fianco all’altro, cantano? C’è qualcuno in grado di spiegarlo? No. Proprio come nessuno può mai imparare a dipingere”.

A dirlo non fu una persona chiunque… man nientemeno che Pablo Picasso in persona.

Il colore, in effetti, è uno degli elementi più importanti di una composizione, che si tratti di pittura, fotografia, film o illustrazioni in digital painting.

Questo perché il colore gioca un ruolo critico anche nella nostra vita di tutti i giorni: può orientare il pensiero, modificare le azioni e provocare reazioni, causare irritazione o attirare l’attenzione, finanche cambiare l’umore.

Pensate a come ci apparirebbe pallido e smorto il mondo che ci circonda, se non fosse così colorato.

Ebbene, gli artisti, nel corso dei secoli, hanno sperimentato l’utilizzo dei cromatismi come uno degli strumenti più efficaci per realizzare opere d’impatto. E allo stesso modo anche i filmmaker, i grafici e tutti coloro che lavorano nel campo della comunicazione visiva lo sfruttano per comunicare al loro pubblico.

Ma per utilizzare il colore nel modo corretto, bisogna prima di tutto comprenderne le basi.

 

Caratteristiche del colore

Ci sono quattro aspetti principali in ogni colore: tonalità, saturazione, luminosità e temperatura.

La tonalità è la proprietà che descrive il posizionamento della tinta nella ruota dei colori; la saturazione ne definisce invece l’intensità o la purezza.

La presenza di colori saturati nella composizione le conferisce un aspetto vivido e dinamico, ma se si esagera si rischia di creare confusione: l’eccessiva saturazione finisce per creare una metaforica competizione per il dominio dell’immagine tra le varie tinte, e quindi per affaticare l’occhio.

Al contrario, un’immagine dominata da colori meno saturati sembra slavata.

La luminosità del colore determina la sua sfumatura più chiara o più scura: questo aspetto è utilizzato soprattutto per ottenere la profondità spaziale degli oggetti. Colori dalla luminosità simile fanno sembrare piatta un’immagine, mentre aumentando il contrasto si può dare il senso della sua tridimensionalità.

Allo stesso tempo, la luminosità viene utilizzata per guidare l’occhio dell’osservatore all’interno di una composizione: ad esempio, un colore più chiaro svetterà di più su uno sfondo scuro e viceversa.

Per quanto riguarda la temperatura dei colori, invece, certe tinte vengono generalmente associate al caldo (come rosso, arancio o giallo), altre al freddo (come blu, verde o viola): maggiore sarà dunque la presenza del rosso in un colore, più questo sembrerà caldo; al contrario, aggiungere blu lo farà apparire più freddo.

E i colori caldi tendono a risaltare in un’immagine, mentre quelli più freddi a retrocedere sullo sfondo: anche questo metodo può essere utilizzato con efficacia per dirigere lo sguardo dell’osservatore.

Ma non è solo l’ottica ad entrare in gioco in queste considerazioni: attributi come la saturazione e la luminosità evocano infatti pure delle emozioni e degli stati d’animo nell’individuo, dunque scegliere quello giusto per il contesto di un’immagine può risultare un’operazione anche molto complessa.

 

Psicologia del colore

La psicologia del colore ha un profondo impatto sulle decisioni prese sia consciamente che inconsciamente.

Sulla base delle ricerche scientifiche, delle tradizioni storiche e degli studi sull’associazione delle parole, si è riusciti ad identificare in che modo la nostra mente reagisce istantaneamente alle varie tinte (quello che esporremo è valido per la società occidentale, perché ovviamente nelle diverse culture cambia la reazione ai colori).

Il rosso è legato a sensazioni di pericolo, passione, entusiasmo, energia.

L’arancio a freschezza, gioventù, creatività e avventura.

Il giallo a ottimismo, gioia, gioco e felicità.

Il verde a natura, vitalità, prestigio, ricchezza.

Il blu a comunicazione, fiducia, calma ma anche depressione.

Il viola alla nobiltà ma anche alla spiritualità e al mistero.

Il marrone alla semplicità, all’onestà, come pure al suolo, quindi al mondo del biologico e del genuino.

Il rosa è il colore femminile per eccellenza, dunque sentimentale e romantico.

Il nero evoca sofisticazione, lusso, formalità ma anche lutto; il bianco, infine, purezza, semplicità, innocenza e minimalismo.

Questa lista è volutamente semplice e riassuntiva, ma la realtà è che la psicologia del colore è una branca fondamentale non solo per suscitare delle emozioni attraverso l’osservazione di un’opera d’arte, ma anche nel campo della persuasione e dunque del marketing.

I ricercatori hanno scoperto che fino al 90% delle scelte prese d’impulso su un prodotto è basata unicamente sul suo colore, dunque il successo di vendita di un marchio può dipendere anche in modo significativo dalla sua tinta.

Allo stesso tempo, i colori sono in grado di aumentare il livello di attenzione di un osservatore, la sua partecipazione, la sua comprensione e perfino la sua memoria.

Alcuni test scientifici, ad esempio, hanno indicato che un’immagine in bianco e nero cattura l’interesse di una persona per soli due terzi di secondo, una a colori fino ad oltre due secondi.

 

L’uso del colore nel cinema

Inutile dire che anche l’industria cinematografica non può prescindere da queste considerazioni.

Mentre guardiamo un film, raramente prestiamo attenzione alla simbologia dei colori presenti in esso. Ma, studiando la storia del cinema, si scopre invece che tutti i grandi registi hanno consapevolmente utilizzato il colore per comunicare con efficacia al loro pubblico.

All’inizio i film venivano colorati a mano (come ne “La grande rapina al treno” del 1903 o “Gli ultimi giorni di Pompei” del 1926): un’operazione lunga e costosa, che finalmente non si rese più necessaria con la nascita e lo sviluppo del technicolor, che consente di catturare i colori naturali degli oggetti.

Se all’inizio il pubblico era abituato ad assistere a film in bianco e nero, oggi se eliminassimo i colori anche la potenza del loro messaggio risulterebbe molto più limitata: il loro utilizzo non ha infatti soltanto uno scopo estetico, ma anche drammaturgico ed emozionale.

Fin dai tempi de “Il mago di Oz” (1939) Victor Fleming utilizzò questo strumento per evidenziare la transizione e il cambiamento: la realtà era infatti mostrata in bianco e nero mentre il sogno di Dorothy a colori. Uno dei migliori esempi di simbolismo cromatico è “La tigre e il dragone”: qui la protagonista Jen si veste sempre di bianco, fin quando non si innamora e allora la vediamo in rosso.

L’altro personaggio Yo Shu Lien indossa invece il lilla, tinta dell’energia, mentre il veleno che uccide Li Mu Bai è viola, legato alla morte e al lutto.

Altre volte i colori vengono utilizzati per evidenziare i sentimenti più nascosti dei personaggi (come ne “Il favoloso mondo di Amelie”, dove Jean-Pierre Jeunet utilizza una gamma che va dal verde all’oro al rosso per sottolineare la visione fiabesca del mondo della protagonista), per fornire indizi allo spettatore (come ne “Il sesto senso”, dove M. Night Shyamalan colora di rosso gli oggetti toccati dagli esseri dell’altro mondo), o ancora per trasportare il pubblico in luoghi o epoche diverse (pensate alle sfumature secche e polverose, tipiche dell’era successiva alla Grande Depressione, del film “Fratello, dove sei?” dei fratelli Cohen).

Insomma, anche se non esiste un Premio Oscar per il miglior colore, forse dopotutto la Academy dovrebbe proprio decidersi ad istituirlo…

L’uso del colore è naturalmente solo uno degli argomenti che potete approfondire rivolgendovi ad una delle scuole presenti nella nostra guida ai migliori corsi di VFX, Motion Graphics, Concept Art, Matte Painting, 3D, Game Design e Animazione.